Obama and the Arab world…

Yesterday Al Arabiya exclusive interview to US President Barack Obama was a first clear sign of the “new era” in the relations between America and the Arab world. We have just released a book -unfortunately, it is in Italian only for the moment- that analyses how Arab media -Tv stations, Panarab newspapers- but also people – bloggers, university students- have talked about Obama and the future challenges he will afford in the Arab world. I have edited the book with my colleague Augusto Valeriani, and we got very interesting countributions from all over the Arab world and US. The book, entitled “An Hussein at the White House. What the Arab world thinks about Barack Obama” (Odoya 2009), features essays from: italian-algerian sociologist Khaled Fouad Allam; Lawrence Pintak, director of the Kamal Adham Center for Television Journalism (American University of Cairo), and “his” bloggers; Amer Al Sabaileh, professor at the University of Amman, and his students; Jihad N. Fakhreddine, Gallup Regional Research Director for Mena Region; Adil Radoini, Italian sociologist invited to follow the elections in the US by US embassy in Rome; mass media expert Enrico De Angelis. Plus Augusto Valeriani, Associate research fellow at Arab media centre of Westminister University and myself.

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Presentazione “Un Hussein alla Casa Bianca. Cosa pensa il mondo arabo di Barack Obama” a Roma, 29 gennaio

Un Hussein alla Casa Bianca

Cosa pensa il mondo arabo di Barack Obama

a cura di

Donatella Della Ratta e Augusto Valeriani

Prefazione di

Khaled Fouad Allam

Presentazione giovedi 29 gennaio 2009 ore 11

presso Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Corso Vittorio Emanuele 349 primo piano


Introduce Tana de Zulueta

con Khaled Fouad Allam, i curatori e gli autori del volume

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Un Hussein alla Casa Bianca. Cosa pensa il mondo arabo di Barack Obama

E’ titolo del libro, curato da me insieme ad Augusto Valeriani, che sarà nelle librerie italiane entro fine mese. Con i contributi di colleghi, collaboratori e amici di sempre quali Enrico De Angelis, Adil Radoini, Jihad N. Fakhreddine, Lawrence Pintak, Amer Al Sabaileh, abbiamo provato a raccontare come il mondo arabo vede Obama e il futuro dei rapporti USA-Medio Oriente.  Abbiamo provato a raccontare non solo lo sguardo di Al Jazeera e dei grandi giornali panarabi – Al Sharq Al Awsat, Al Hayat, Al Quds Al Arabi– sul neoeletto presidente americano; ma anche cosa ne pensano i blogger, i giovani universitari arabi, gli arabo-americani. Viene fuori un ritratto a luci e ombre rispetto a cosa il mondo arabo si aspetta -e non si aspetta- da Barack Obama. Il libro è rilasciato sotto licenza Creative Commons, grazie alla grande disponibilità e lungimiranza della casa editrice Odoya, che lo pubblica. Khaled Fouad Allam ci ha gentilmente fatto l’onore di accompagnare le sue parole -e la sua esperienza personale- alla nostra pubblicazione. Spero che sia utile per capire meglio la situazione attuale e sono grata, insieme a tutti gli altri autori, a chi vorrà acquistare il libro. La licenza Creative Commons non significa che gli autori e lo stesso editore non abbiamo bisogno di essere sostenuti economicamente, anzi! Per chi si trova a Bologna, dovrebbe esserci una presentazione del libro il 26 gennaio, comunque terrò aggiornato il blog per i dettagli.

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Arab media battle over Gaza summit(s)

What we saw yesterday on Arab satellite TV screens reflects the chaos which reigns in Arab streets and the controversy who rules all the current relations amongst the Arab countries. Yesterday Doha summit was boycotted  by Saudi Arabia and Egypt, two very important players in the Gaza crisis. And not only: two of the top media “owners” of the Arab world. The third is, of course, Qatar, the country who hosted the summit hoping to play the same diplomatic role it played in the Lebanon crisis coming out with the “Doha agreements”. But this time, Qatar was not able to present itself as the mediator. Egypt and Saudi Arabia didn’t go to Doha, and Saudi controlled media -like Dubai based Al Arabiya– were focusing much more on the importance of the Arab foreign ministers meeting to be held in Kuwait next monday. While, of course, Al Jazeera was covering extensively the summit -and often splitting the screen in two, the Doha summit on one side, the Gaza chaos on the other side- focusing on its relevance, as underlined by the BBC monitoring.

And while Al Jazeera was giving lot of relevance to the fact that Qatar has suspended economic and political ties with Israel -being before one of the few Arab countries to have an official Israeli representative  in Doha- , the rival Al Arabiya called this suspension as “temporary”. The relations between Saudi and Qatar, which a while ago seemed to have been restored and improved, now seem to be back to the past. And media are reflecting these divisions once again.

Al Jazeera lancia il primo video archivio disponibile con licenza Creative Commons BY

Al Jazeera oggi ha fatto un altro importante passo in quella che e’ diventata in pochi giorni una delle piu’ sofisticate e capaci operazioni di approccio “new media” al conflitto in corso a

giorni in cui ha tenuto un attivissimo canale via Twitter di micro updates da Gaza e disseminato video su You Tube, la Tv del Qatar fa la mossa successiva. La provocazione delle provocazioni, visto che si tratta di un broadcaster. E cosa c’e’ di piu’ prezioso per un broadcaster, se non il suo archivio, il materiale che produce, i contenuti su cui investe?Il core business di una rete TV e’ la produzione e la vendita di immagini, almeno cosi’ era fino a poco tempo fa. Al Jazeera lancia http://cc.aljazeera.net/ il primo archivio di immagini online di qualita’ broadcast accessibile a tutti gratuitamente, persino a scopi commerciali. Un blogger, un filmaker, un giornalista, un’universita’ e persino una rete televisiva avversaria, potra’ accedere a questo footage,rimanipolarlo, rieditarlo, rivenderlo persino, con l’unico obbligo di citare la fonte.  Questo e’ quanto recita la licenza BY, l’attribuzione, la piu’ permissiva licenza disponibile fra quelle ideate da Creative Commons. Un passo molto importante per una concezione diversa del giornalismo, per un suo allargamento in direzione della partecipazione, della rimanipolazione, del cut up.

Al Jazeera sa bene che, in un momento come questo, sulla crisi di Gaza c’e’ anche una crisi informativa, poco accesso ai media, e le poche fonti accessibili sono soprattutto in arabo. Mettendo in circolo le sue immagini, Al Jazeera attivera’ l’esercito di traduttori volontari, quelli che scrivono Wikipedia, che passano ore al computer a discutere articoli e traduzioni. Allertera’ le centinaia di migliaia di blogger che in giro per il mondo postano su quello che sta succendendo. Svegliera’ gli appassionati del filesharing, che per una volta potranno farlo in maniera assolutamente legale.

E forse anche qualche Tv si interessera’ a questo footage e, perche’ no, lo usera’ per programmi, documentari, approfondimenti.

Il circolo virtuoso creato da Al Jazeera potenzialmente e’ infinito.

Rimane una cosa, aldila’ del significato politico, che per ora lasceremo da parte. Con questa mossa, la TV del Qatar dimostra di essere all’avanguardia, persino nel discorso new media. Dimostra di essere in continua tensione con se stessa, di avere voglia di superarsi e di non riposare sugli allori, di andare oltre quella scuola di giornalismo -professionale eppure tradizionale nell’impostazione- che pure e’ stata lei stessa a creare nel mondo arabo.

Tralasciando il discorso politico, e rimanendo su un piano strettamente mediatico, tanto di cappello, quindi, a una rete che si comporta meglio di tutti i servizi pubblici del mondo. All’obiezione che gia’ mi sento fare da parecchi – e cioe’ che tanto Al Jazeera i soldi “ce li ha” percio’ si permette queste “stravaganze” gratuite- rispondo si, ce li ha, ma avrebbe potuto usarli in altro modo. In fondo, se ci pensate bene, quanto costa fare un sito come quello che oggi ha fatto Al Jazeera? Quanti costi aggiuntivi comporta per una rete, che gia’ ha investito nel suo core business -cioe’ produrre quei video, mandare i corrispondenti, pagargli stipendi, assicurazioni, etc- mettere online quegli stessi video? Costi aggiuntivi pari a zero. Non si tratta di soldi, si tratta di osare. Al Jazeera si e’ giocata la carta del brand image, quella del ritorno economico sul lungo periodo. Vedremo se avra’ ragione

ora, comunque, e’ l’unica TV di cui si parla, persino negli Usa, sul piano di copertura new media della guerra a Gaza. Ne ha parlato qualche giorno fa un bell’articolo dell’International Herald Tribune.

Vorrei aggiungere una nota personale: sono sicura che molti penseranno che Al Jazeera tira fuori l’archivio su licenza Creative Commons guarda caso proprio ora che c’e’ la guerra a Gaza. Una mossa politica, piu’ che mediatica. Per sfatare questa supposizione, ci tengo a dire che dal maggio 2008 sto lavorando, per conto di Creative Commons, a vari accordi nella Regione araba per la diffusione delle licenze soprattutto nel settore media. Al Jazeera e’ la prima Tv araba che ha risposto all’appello, e sono molti mesi che stavamo studiando questo sito, frutto di un lavoro e di accordi in corso da molto prima della crisi di Gaza. Il sito, nel futuro, ospitera’ altro footage, oltre a quello ora : urgente per evidenti ragioni, giornalistiche prima che politiche.

Inoltre, il team di New Media che ha lavorato a questo sito, capeggiato dal sudafricano Mohamed Nanabhay, e’ composto di giovani sotto i trent’anni, espertissimi di tutte le tecnologie piu’ moderne. Da tempo studiavano le innumerevoli possibilita’ della Rete. Si tratta di semplice Ricerca e Sviluppo. Al Jazeera aveva investito in un settore, e adesso sta raccogliendo dei frutti.

Spero che in Italia, come nel resto del mondo, queste immagini servano a blogger, videomaker, giornalisti, televisioni e anche semplici cittadini, per capire cosa sta succedendo a Gaza e, anche, piu’ in generale, per avere un’idea di come potrebbe essere l’informazione del futuro. E speriamo che altri esempi di TV seguiranno ad Al Jazeera, magari stavolta europee, inshallah.

Al Jazeera launches Creative Commons video repository

Al Jazeera yesterday announced the world’s first repository of broadcast-quality video footage released under the Creative Commons 3.0 Attribution license. Select Al Jazeera video footage – at this time, footage of the War in Gaza – will be available for free to be downloaded, shared, remixed, subtitled and eventually rebroadcasted by users and TV stations across the world with acknowledgement to Al Jazeera.

Al Jazeera will release its exclusive Arabic and English coverage produced by the Network’s correspondents and crews in the Gaza Strip online at http://cc.aljazeera.net. The ongoing war and crisis in Gaza, together with the scarcity of news footage available, make the repository a key resource for anyone producing content about the current situation.

This is the first time that video footage produced by a news broadcaster is released under the Creative Commons 3.0 Attribution license, which allows for both commercial and non-commercial use.

Mohamed Nanabhay, who headed New Media at Al Jazeera and launched the project, stated: “As one of the only international broadcasters in Gaza, our coverage of the war has been unsurpassed. The launch of Al Jazeera’s Creative Commons Repository means that our Gaza footage will be made available under the most permissive Creative Commons license (CC-BY). With the flexibility of the license, we expect to introduce our outstanding coverage to an even wider audience across the world. This means that news outlets, filmmakers and bloggers will be able to easily share, remix, and reuse our footage.”

Lawrence Lessig – founder of the Creative Commons organization and Professor of Law at Stanford University – stated: “Al Jazeera is teaching an important lesson about how free speech gets built and supported. By providing a free resource for the world, the network is encouraging wider debate, and a richer understanding.”

Joichi Ito – CEO of Creative Commons and a world-renowned technology  entrepreneur – added: “Video news footage is an essential part of modern journalism. Providing material under a Creative Commons license to allow commercial and amateur use is an enormous contribution to the global dialogue around important events. Al Jazeera has set the example and the standard that we hope others will follow.”

As a pioneer in news and media, Al Jazeera is always looking for ways to make its unique content accessible to audiences across the world and the launch of Al Jazeera’s Creative Commons Repository is another concrete step in this direction.

For details on downloading and accessing content from Al Jazeera’s Creative Commons Repository please go to http://cc.aljazeera.net or contact creativecommons@aljazeera.net.

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