I social media e le elezioni libanesi

Ripubblico qui sotto l’articolo apparso giovedi scorso su Nova, il bel supplemento de Il Sole 24 ore dedicato all’innovazione e alla tecnologia.

di Donatella Della Ratta

Per chi segue i cinguettii della rete, @sharik961 è il Twitter da tenere d’occhio alle elezioni libanesi del 7 giugno. Sharik -“colui che partecipa”- insieme al prefisso del Libano -il 961- è l’invito lanciato da “un gruppo di persone che amano il Libano e la tecnologia”.

Appartenenze politiche diverse, ma desiderio comune di “supportare la trasparenza nella politica libanese”, una delle più complesse al mondo, retta da un sistema elettorale che rende conto delle confessioni religiose. Wissam Badine della EastlineMarketing, che si è occupata di social marketing per molti partiti libanesi, osserva che il Libano online è “lo specchio della geografia offline del territorio, diversificata e frammentata. Incasinata, ma ricca”.

Lo stesso vale per la geografia politica, con i due schieramenti sfidanti – “14 marzo” e “l’8 marzo” – che raggruppano trasversalmente l’uno i musulmani sunniti di Saad Hariri e la destra cristiana delle Forze libanesi; l’altro Hezbollah, i comunisti, e il resto dei cristiani. Internet –Facebook per primo- è il campo di battaglia di queste diversità. Gli spot più cliccati sono quelli delle fazioni avversarie: “I libanesi sono curiosi, vogliono informarsi.. senza il web sarebbe impensabile far arrivare un messaggio politico sulla pagina del “nemico””, sottolinea Badine.

Internet fa anche da collante: Twitter impazza fra i libanesi che, a colpi dei 140 caratteri via web, cominciano a incontrarsi davvero. Sana Tawileh dell’incubator KuvCapital racconta che il “cinguettio” della rete produce scambi di idee e iniziative per un Libano “di tutti”, oltre le appartenenze politico-religiose. Sharik961 va in questa direzione, chiamando a raccolta i cittadini reporter per contribuire al monitoraggio elettorale.

La mappa raccoglie e gestisce le segnalazioni degli utenti grazie alla piattaforma Ushahidi, creata nel 2008 da attivisti africani per monitorare le violenze postelettorali in Kenya. Un progetto open source che aggrega i feed provenienti da cellulari, email, web, posizionandoli sulla mappa in tempo reale. Al Jazeera l’ha adottato per la guerra di Gaza, Sharik961 si prepara ad usarlo per l’election day. E per formare nuovi giovani cittadini reporter Rootspace -ong membro di Sharik961- ha lanciato Sawt as Shabbab (“la voce dei giovani”), come usare il web 2.0 per fare attivismo. Mentre SMEX, altra ong che partecipa a Sharik961, promuove un training sul web 2.0 rivolto alle aree rurali, e in lingua araba.

Nonostante la diffusione di inglese e francese, è infatti l’arabo a impazzare nella campagna elettorale. Ma quello “da chat”, traslitterato in lettere latine affiancate dai numeri che rendono i diversi suoni. Quello “à la libanaise” di Yamli.com, motore di ricerca di Habib Haddad, la nuova generazione libanese appena incoronata dal World Economic Forum.

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