Una gita a Tripoli di mille anni fa..

Tripoli, una primavera di 3 anni fa, una citta` tranquilla, alle otto di sera gia completamente svuotata dei suoi giovani, silenziosa, come assorta in un sonno perenne.

Io, insieme ad un gruppo di chiassosi siriani, un cast guidato da Najdat Anzour, regista di famose serie televisive che spopolano in tutto il mondo arabo, in Libia per girare “Dhulm” (Ingiustizia), il film che avrebbe dovuto guidare il riscatto del popolo libico per gli anni rubati del colonialismo italianoGheddafi in persona aveva “consigliato” sulla sceneggiatura ma poi, consapevole dei suoi limiti, l`aveva consegnata ad Anzour, come decenni prima era stato fatto con un altro siriano d`eccellenza, il produttore “hollywoodiano” di “Halloween” Mustapha Akkad, autore del “Leone del deserto”, la storia della resistenza del popolo libico guidata da Omar al Moukhtar (film ancora formalmente bandito dall` Italia). Anzour, regista che ama le sfide e noto nel mondo arabo per aver affrontato nelle sue soap-opera argomenti come la crisi delle vignette danesi, il terrorismo internazionale e l`estremismo religioso, aveva preso in carico pure quest`avventura libica con l`obiettivo di tirarci fuori un film da cast e distribuzione internazionali.

Quei giorni passati in Libia sul set per la preparazione di un film che non si e` mai fatto (tranne per un breve episodio italiano) mi avevano dato l`impressione che la Libia fosse un paese quasi morto, con una gioventu` silenziosa e assuefatta. Proprio ieri ho rivisto Najdat, sul set della sua nuova serie TV che, guarda caso, parla proprio della gioventu` araba. Ci siamo ricordati di quei giorni libici e gli ho detto del mio stupore . Lui mi ha risposto che“non puoi mai sapere cosa fanno questi ragazzi, chiusi nelle loro camere, incollati agli schermi dei loro computer e cellulari, anche in un paese come la Libia..”. Anzour ha ragione: non possiamo sapere. E, forse, in Europa nemmeno troppo vogliamo sapere. Per anni, in giro per i convegni di tutto il vecchio continente, mi sono sentita dire “non ci sono i numeri per Internet nel mondo arabo, penetrazione troppo scarsa, poca alfabetizzazione, niente computer a casa”. Eppure quello che vedo quotidianamente nelle capitali arabe sono wi-fi disordinati ed onnipresenti, computer passati di mano in mano, di ragazzo in ragazzo, giovani che si girano indirizzi proxy (numeri per sbloccare i siti vietati), riunioni improvvisate e fortuite di Twitter fans e di appassionati di open source, collegamenti web nei luoghi pubblici piu impensati, villaggi remoti isolati da tutto e tutti ma collegati su Facebook, telecamerine e cellulari che riprendono senza tregua. Persino a Damasco c`e un hackerspace. Persino a Ramallah riescono ad organizzare una geek fest.

L`Occidente cerca sicurezze attraverso i numeri. Ma, forse, invece di concentrarsi su quelli troppo bassi della penetrazione Internet valeva la pena di guardare a quelli, altissimi, di quanti giovani sotto i 25 anni popolano l`odierno Medio oriente. E` un 65% della popolazione che ha bisogni e desideri e una mentalita completamente diversi da quelli della minoranza over 50 che li governa. Guardare contemporaneamente le immagini della TV libica, con la folla che acclama Gheddafi e la patetica (smaccatamente falsa) scritta “in diretta”, e quelle di Al Jazeera, girate da amatori sul campo e arrivate via cellulari e Internet, da` un`idea anche solo minima di questo scollamento. L`Europa non ha realizzato che i presidenti, i ministri, i direttori delle tv e delle istituzioni con cui aveva a che fare quotidianamente nelle varie sedi di cooperazione internazionale, era tutta roba andata, vecchia di secoli rispetto a quella popolazione giovane di cui non sappiamo nulla e che e` la maggioranza schiacciante del Medio oriente contemporaneo.

L`Europa che ha chiuso gli occhi di fronte al cambiamento, intanto demografico, del mondo arabo, continuando a trattare la Regione con i vecchi schemi coloniali, ha smaccatamente perso la battaglia, se non la guerra.

Molte delle certezze occidentali a riguardo sono state spazzate da questo tumuoltuoso inizio di 2011, che non solo sta buttando giu i vecchi regimi arabi ma anche una certa abitudine tutta nostra a trattare con la Regione con un velato senso di superiorita`. L`incapacita` – e forse la non volonta`- di capire il mondo arabo, drammaticamente segnata dall`11 settembre 2001, ha culminato, soltanto 10 anni dopo, con il rovesciamento degli schemi di questo fantastico incasinato 2011.

Un equilibrio si e` rotto, per sempre. Da oggi, 2011, il vecchio continente e` sempre piu` vecchio. Lo so ancora di piu` ora che guardo negli occhi Zein, 15 anni, parlata araba inframmezzata da linguaggio internettaro in perfetto inglese, diviso fra giocare al Wii, guardare Doctor House e le soap opera siriane, che parla di politica e dice la sua sull`America e sulla Libia, perfettamente a suo agio fra le vecchie strade scassate degli slum e i caffe` neo-chic spuntati a funghi. E online, naturalmente.

questo super 8 l`ho girato a Tripoli in una gita di mille anni fa..grazie a keydoppler per averlo postato e a lor.esp per averlo linkato

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