Ciao Massimo…qualcosa che sa di vita..

Non e` facile per me mettere in fila queste parole, per una persona a cui tanto devo e a cui tanto ho voluto bene.

Mi ricordo quando ho conosciuto Massimo Fichera, la prima volta, nel 1997. Aveva uno studio a Via Timavo, dietro la sede della Rai di Mazzini. A quel tempo, lui metteva in piedi il sogno di una TV Euromediterranea, Euromed TV, un`alleanza di culture europee ed arabe per produrre contenuti televisivi e multiculturali. E io, una studentessa di Scienze della Comunicazione all`ultimo anno, mettevo in piedi la mia tesi, una fissa che mi era venuta di esplorare i canali televisivi panarabi all`epoca di stanza in Europa –MBC, Orbit e ART, questi ultimi due in Italia-. E cosi il mio professore, Alberto Abruzzese, grande amico di Massimo, mi spedi` da lui come unico esperto “del settore”. Come unico esperto italiano in grado di dare un respiro internazionale e multiculturale alla riflessione sui media.

Massimo mi accolse, nel suo studio di Via Timavo, incuriosito di certo da una piccola studentessa con la voglia di capire che ci stavano a fare gli arabi in Italia con le loro televisioni. Era l`inizio della mia ossessione per il mondo arabo, della mia “carriera” di massmediologa molto poco arabista. Era soprattutto l`inizio di un`amicizia, di una di quelle cose cosi importanti personalmente e professionalmente che ti capita una volta sola nella vita, e devi ritenerti fortunata.

Sono stata fortunata a conoscere un uomo di rara intelligenza, spirito e capacita di valorizzare gli altri come era Massimo Fichera. Una di quelle persone che non aveva paura dell`intelligenza altrui ma anzi cercava di valorizzarla, incanalarla, farla crescere.

E cosi dopo la mia tesi fu lui il primo a chiamarmi e a propormi un lavoro, un lavoro vero. Il mio primo lavoro in TV: a scrivere i testi di “Un mondo a colori”, un programma sulla multiculturalita` che lui aveva ideato e cominciava a realizzare con la Rai Educational di altro uomo di televisione onesto e illuminato (due doti che sono merce rarissima), Renato Parascandolo. Non avevo mai fatto televisione: anzi a dire il vero non avevo mai fatto niente, a parte lavoretti estivi in ristoranti e bar. Quella fu la mia prima esperienza vera, tremenda e bellissima, nel “magico mondo del lavoro” ( e della televisione).

Gli chiesi perche mi avesse chiamato, dato che non avevo esperienza in TV. Mi disse che certo non avrebbe trovato nessuno con piu esperienza di me nell`analisi delle TV arabe. Era un uomo spiritoso, e strappava sempre risate quando parlava.

Quando, due anni dopo l`inizio della mia “carriera” televisiva gli dissi “Massimo vorrei mollare il programma..ho un`idea di un programma tutto mio”, non mi disse che ero matta (pero` lo ero). Mi ascolto`, si fece spiegare l`idea. Era il 2000, Internet era agli albori (almeno in Italia). Per un uomo della generazione di Massimo che diceva sempre scherzando che non aveva voluto perdere tempo a imparare a scrivere email perche pensava fosse inutile, “Glocal”, il mio format – mio e dei miei compagni di avventura Marco Santarelli e Alessandro Salibra Bove– era a dir poco avveniristico.

Cercai di spiegargli cos`era una chat room, cos`era un collegamento webcam. Cercai di spiegargli che non volevamo una regia, che non cercavamo il controllo, bensi il flusso, giovani che si collegavano da citta diverse, scambiando suoni, immagini, parole, anche cose senza senso. Capi`. Si illumino`, come solo lui sapeva fare, e io mi sentii per un attimo come Renzo Arbore, Massimo Troisi, Roberto Benigni, i fratelli Taviani, Carmelo Bene, tutte quelle persone che nel corso della sua vita precedente di direttore di Rai due lui aveva sostenuto, a cui aveva dato ascolto e spazio in TV. Mi sentii fortunata ad avere l`attenzione di un uomo cosi, di un vero manager, di un vero uomo di cultura.

Un anno e mezzo dopo facemmo il nostro “Glocal”, sugli schermi di Rai tre, con la Rai Educational illuminata di Parascandolo. Fu l`ultimo mio programma in Rai, da dentro, e l`ultimo di Massimo. Dopo la “musica” cambio`, la Rai era diversa, e noi avevamo tutti troppa voglia di fare per aspettare -chissa quando- il momento giusto.

Mollammo ma la nostra storia professionale non si fermo li. Massimo era andato a lavorare all`ISIMM di Manca e mi propose di tornare a fare ricerca sull`innovazione, se proprio innovazione non potevamo piu fare. E cosi ci buttammo in una nuova avventura, studiare nuovi contenuti per nuovi media. Facemmo ricerche, convegni, viaggi, scrivemmo rapporti, li consegnammo a dirigenti televisivi (che probabilmente non li lessero mai).

Noi cambiammo ma la Rai no. Noi avevamo voglia di fare cose nuove ma loro no. E Massimo era sempre li, come un ragazzino, a entusiasmarsi e buttarsi in progetti folli e innovativi. Ripeteva sempre che la sua vita era stata scandita dal ritornello “come essere sempre sconfitti e vivere felici”. Diceva che non aveva fatto scuola, diceva che non aveva lasciato nulla se non tentativi di cambiamento andati a male. Pero diceva che era felice, perche almeno ci aveva provato.

Io non l`ho mai visto come uno sconfitto. L`ho sempre visto come un avventuriero, uno che si buttava ma sapeva dove cadeva. Calcolava i rischi e riconosceva l`intelligenza, non faceva mai tentativi a vuoto.

L`ISIMM e` stata la nostra ultima avventura insieme, dopo lui e` andato in “pensione” (non so cosa voglia dire questo termine nel caso di una persona come lui, sempre in attivita) e io sono andata fuori. Ho detto basta a quest`Italia, troppi tentativi, e il mondo era troppo grande per aspettare.

Ma siamo rimasti amici, sempre, negli anni. Dopo essere stato il mio relatore, il mio mentore, il mio consulente, il mio capo, adesso Massimo era mio amico.

Facevamo passeggiate insieme in citta, nei parchi, andavamo al ristorante, ai convegni, al cinema. Di 15 anni della nostra amicizia, la parte piu bella, quella che ricordero con piu affetto e dolore e` proprio questa. Quest`amicizia disinteressata, senza piu lavori da fare insieme, scadenze, report da consegnare. Un`amicizia in cui parlavamo tanto dei suoi ricordi, e io avevo un piacere immenso a sentire i racconti incredibili della sua Sicilia, di suo padre attore che divento matematico per amore, di sua madre, dei suoi fratelli tutti maschi e tutti matematici, della sua prima Roma, del giornalismo, di Adriano Olivetti, delle bevute nelle fabbriche sociali di Ivrea, della tensione e dell`affetto con gli operai, delle battaglie in Rai, delle femministe, di Processo per Stupro e Loredana Rotondo, della sua visita nella stanza d`albergo di Rossellini a Cannes, dei fratelli Taviani, di Lione, dell`amico finlandese ex-camionista e poi direttore TV, delle sue donne, della sua donna, dei suoi figli…

E io ho ascoltato per anni, fino alla fine, non sapendo cosa rispondere. Cosa rispondere di fronte a tanta storia? raccontavo anch`io, quando potevo..e nei giorni verso la fine mi ha detto “basta mi stai stancando sei troppo intellettuale!”.. Come avrei voluto allora dirti qualcosa d`altro, qualcosa di meno intellettuale, Massimo, e di piu vero, qualcosa che riguarda la vita..qualcosa che riguarda quegli scambi fra noi, qualcosa che ho avuto il privilegio di ascoltare, i tuoi insegnamenti, le tue battute, le tue idee, i tuoi rimproveri, i tuoi consigli, i tuoi ricordi..qualcosa che riguarda le passeggiate estive nel verde dei parchi, e poi quelle spoglie autunnali, e poi la prima pioggia romana appiccicaticcia, e poi i vicoletti di Trastevere che qualche volta mi hanno fatto sentire nella tua Catania..

Qualcosa che riguardasse la vita, e invece e` sopraggiunta la morte..E questo qualcosa rimane intrappolato qui, fra queste righe..e, per il resto, nei miei ricordi.

Ciao Massimo ..grande maestro, intellettuale, ispiratore.. soprattutto, grande amico..

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