Riflessioni sparse su ISIS, stampa, e attivismo in Italia

In questi giorni l’ISIS o ISIL o semplicemente IS è tornato alla ribalta della stampa mondiale dopo il video shock dell’uccisione del giornalista americano James Foley. 

Come se prima la “minaccia ISIS” non fosse esistita, o fosse stata miracolosamente sotto controllo (tanto è “circoscritta” alla Siria e all’Irak), ora invece non si sente che parlare di questo, ovunque.

Sono abituata a leggere una stampa italiana facilona, leggera, poco informata e molto ideologica soprattutto quando si parla di Medioriente.

E però oggi quello che mi colpisce di più sono le dichiarazioni del gruppo Wu Ming, riprese da molti attivisti e ribattute sui social network come santa verità. Premesso che rispetto il lavoro di Wu Ming su altri fronti, devo però dire che i loro 30 punti pubblicati su Twitter a proposito dell’ISIS fanno acqua dappertutto.

Innanzitutto per la centralità accordata al PKK e al suo ruolo nel combattere l’ISIS, senza nemmeno fermarsi un attimo a pensare da dove nasce in realtà questa formazione estremista, e cioè innanzitutto dalle radici malate del regime siriano. Purtroppo, cari Wu Ming, se il PKK ha piede libero per combattere l’ISIS è anche perchè al regime siriano il PKK non dispiace, nella misura in cui dà fastidio alla Turchia. La Turchia infatti è oggi nemica giurata di Assad, che ha fatto di tutto in questi ultimi anni per supportare lotte indipendentiste che diano fastidio ai turchi, ergo il PKK è lasciato libero di operare.

Sostenere che il PKK sia la forza principale di resistenza anti-ISIS è un grave errore storico, che non tiene conto di come è iniziata la rivolta in Siria, nè delle forze in campo sia all’interno del regime siriano che in quel ginepraio che si chiama oggi opposizione siriana. E’ grave, però, nonostante il caos oggettivo che si è prodotto all’interno delle fila della resistenza anti-Assad, scrivere che ci sono “altre resistenze all’ISIS, episodi di rivolta e di risposta armata anche da parte di popolazioni arabe sunnite”. Che vuol dire, cari Wu Ming? che i sunniti stanno lì a guardare l’ISIS o a parteggiare per loro, se non qualche sporadica “popolazione” che vi si oppone?

Chi sono, poi, secondo voi, i sunniti? la maggior parte della popolazione della Siria è sunnita. Voi a chi vi riferite? sono tutti con l’ISIS, tranne qualche sporadica “popolazione”? che vuol dire, poi, “popolazione”?

E poi, voi dite che “molti combattenti (del PKK) in prima linea sono donne. Cosa che fa sclerare una forza ultra-misogina come l’IS/ISIS”. Certo, l’ISIS è misogina, non ci sono dubbi. Ma non si può affermare che non ci sono donne a combattere con l’ISIS, anzi, ci sono addirittura battaglioni. Se leggete l’arabo vedete cosa dice la stampa araba in proposito, per esempio qui.

Dire che “il PKK è una forza di massa laica” non basta. Cerchiamo di evitare la pericolosa equivalenza: laici=buoni vs islamici= cattivi. L’ISIS non c’entra con l’Islam, usa l’Islam come scusa, come tanta politica -dappertutto nel mondo, non solo quello arabo- ha da sempre usato la religione come giustificazione di atti efferati.

D’altra parte però il laicismo non è per sua natura sinonimo di bontà, libertà e democrazia. Assad allora dove lo mettiamo? In questi giorni il regime siriano riprende punti in Occidente proprio perchè è “laico”. Ma il regime di Hitler non era laico lo stesso?

Non so perchè il centro del vostro articolo sia il PKK, formazione che non è centrale nell’esistenza (e nemmeno, purtroppo, nella possibile sconfitta) dell’ISIS. L’ISIS è il prodotto di una situazione istigata dal regime siriano fin dall’inizio di una rivolta popolare che era, quella sì, “laica”, ma nel senso che urlava: il popolo siriano è uno. In piazza sono scesi cittadini siriani di tutte le fedi, sunniti, sciiti, alawiti, curdi, cristiani, tutti uniti nella richiesta di diritti civili. Assad e il suo regime “laico” hanno da subito giocato una carta settaria; dopo tre anni di morti, violenze, repressioni, pare che abbia dato i suoi risultati. Dall’altro lato, l’America ha chiuso un occhio su stati del Golfo che, indirettamente tramite donatori privati e vie traverse, finanziavano gruppi armati di estremisti sunniti invece che supportare una resistenza civile siriana che a nessuno, pare, interessava vincesse. Vi consiglio questo articolo che spiega i legami fra l’Arabia Saudita e il jihadismo sunnita, molto ben scritto e informato; e quest’altro, del Guardian, sui legami fra Assad, al-Maliki, e l’emergere dell’ISIS.

Il centro della questione non è il PKK; non sono le donne; non è il laicismo. Il centro della questione è un regime disposto, pur di soffocare una rivolta interna, trasversale alla popolazione, di tutte le appartenenze religiose ed etniche, a soffiare sul fuoco dell’odio settario; a trasformare il tutto in una guerra “sunniti-sciiti”, dove i sunniti sono ormai tutti jihadisti estremisti e gli sciiti – cioè l’Iran, e la stessa Siria della casa alawita di Assad – stanno tornando a fare la parte dei “buoni”.

La profezia del terrorismo islamico che il regime di Assad sbatte in faccia al mondo dalla primavera 2011 (quando in piazza c’era gente con le mani alzate che moriva a grappoli) si è finalmente “auto-avverata”. Oggi non solo il terrorismo islamico è di nuovo una realtà; ma è una realtà che serve a legittimare internazionalmente la Siria di Assad, “laica” e “anti-jihadista”, con cui adesso gli Usa e l’Europa finiranno persino per allearsi per combattere il mostro islamista. Il paradosso è che questo mostro proprio da loro, proprio da noi, è stato generato. E oggi ci interessa soltanto sconfiggerlo, dimenticandoci delle decine di migliaia di attivisti pacifisti messi in galera da Assad, senza processo, che forse mai più usciranno di prigione; dei milioni di sfollati siriani, dentro e fuori la Siria; dei bombardamenti che continuano imperterriti in Siria, in zone dove l’ISIS non c’è (vedi il campo palestinese di Yarmouk), e dove invece l’ISIS c’è, beh vediamo quante volte l’esercito siriano ha veramente provato a bombardarlo. Ci dimentichiamo dell’attacco chimico di soltanto un anno fa, quando il dito del mondo, prima di tutti degli USA, era puntato contro Assad. Ci dimentichiamo delle migliaia di oppositori del regime, alawiti, cristiani, laici, e non solo sunniti, intellettuali, artisti, professori universitari, in esilio in Europa che provano a farci capire con che tipo di regime abbiamo a che fare. Ci dimentichiamo persino di ex-appartenenti al regime, militari e non, cristiani, alawiti, sunniti, che una volta lasciata la Siria hanno raccontato delle torture, delle morti, delle violenze del casato di Assad.

Tutto questo ce lo dimentichiamo, in nome della santa guerra al terrorismo islamico. Assad ha ben imparato la lezione degli USA: quando sei in pericolo costruisci un nemico più grande. Così ha fatto. L’ISIS ha salvato Assad. Assad ha bisogno dell’ISIS, per riguadagnare legittimità internazionale. Europa e USA hanno bisogno di Assad per salvarci dalla minaccia del terrorismo internazionale.

E articoli come quelli che escono sulla stampa nostrana, compreso il vostro cari Wu Ming, non fanno che semplificare una questione che diventa sempre più complicata, e fanno perdere di vista il fatto che il popolo siriano, nella sua ricchezza e diversità etnica e religiosa -e non solo i curdi del PKK che ci piacciono perchè sono “laici e femministi e socialisti libertari” -sta soffrendo e prova a combattere una doppia mostruosità, quella dell’ISIS e del regime che l’ha creato.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s