Una gita a Tripoli di mille anni fa..

Tripoli, una primavera di 3 anni fa, una citta` tranquilla, alle otto di sera gia completamente svuotata dei suoi giovani, silenziosa, come assorta in un sonno perenne.

Io, insieme ad un gruppo di chiassosi siriani, un cast guidato da Najdat Anzour, regista di famose serie televisive che spopolano in tutto il mondo arabo, in Libia per girare “Dhulm” (Ingiustizia), il film che avrebbe dovuto guidare il riscatto del popolo libico per gli anni rubati del colonialismo italianoGheddafi in persona aveva “consigliato” sulla sceneggiatura ma poi, consapevole dei suoi limiti, l`aveva consegnata ad Anzour, come decenni prima era stato fatto con un altro siriano d`eccellenza, il produttore “hollywoodiano” di “Halloween” Mustapha Akkad, autore del “Leone del deserto”, la storia della resistenza del popolo libico guidata da Omar al Moukhtar (film ancora formalmente bandito dall` Italia). Anzour, regista che ama le sfide e noto nel mondo arabo per aver affrontato nelle sue soap-opera argomenti come la crisi delle vignette danesi, il terrorismo internazionale e l`estremismo religioso, aveva preso in carico pure quest`avventura libica con l`obiettivo di tirarci fuori un film da cast e distribuzione internazionali.

Quei giorni passati in Libia sul set per la preparazione di un film che non si e` mai fatto (tranne per un breve episodio italiano) mi avevano dato l`impressione che la Libia fosse un paese quasi morto, con una gioventu` silenziosa e assuefatta. Proprio ieri ho rivisto Najdat, sul set della sua nuova serie TV che, guarda caso, parla proprio della gioventu` araba. Ci siamo ricordati di quei giorni libici e gli ho detto del mio stupore . Lui mi ha risposto che“non puoi mai sapere cosa fanno questi ragazzi, chiusi nelle loro camere, incollati agli schermi dei loro computer e cellulari, anche in un paese come la Libia..”. Anzour ha ragione: non possiamo sapere. E, forse, in Europa nemmeno troppo vogliamo sapere. Per anni, in giro per i convegni di tutto il vecchio continente, mi sono sentita dire “non ci sono i numeri per Internet nel mondo arabo, penetrazione troppo scarsa, poca alfabetizzazione, niente computer a casa”. Eppure quello che vedo quotidianamente nelle capitali arabe sono wi-fi disordinati ed onnipresenti, computer passati di mano in mano, di ragazzo in ragazzo, giovani che si girano indirizzi proxy (numeri per sbloccare i siti vietati), riunioni improvvisate e fortuite di Twitter fans e di appassionati di open source, collegamenti web nei luoghi pubblici piu impensati, villaggi remoti isolati da tutto e tutti ma collegati su Facebook, telecamerine e cellulari che riprendono senza tregua. Persino a Damasco c`e un hackerspace. Persino a Ramallah riescono ad organizzare una geek fest.

L`Occidente cerca sicurezze attraverso i numeri. Ma, forse, invece di concentrarsi su quelli troppo bassi della penetrazione Internet valeva la pena di guardare a quelli, altissimi, di quanti giovani sotto i 25 anni popolano l`odierno Medio oriente. E` un 65% della popolazione che ha bisogni e desideri e una mentalita completamente diversi da quelli della minoranza over 50 che li governa. Guardare contemporaneamente le immagini della TV libica, con la folla che acclama Gheddafi e la patetica (smaccatamente falsa) scritta “in diretta”, e quelle di Al Jazeera, girate da amatori sul campo e arrivate via cellulari e Internet, da` un`idea anche solo minima di questo scollamento. L`Europa non ha realizzato che i presidenti, i ministri, i direttori delle tv e delle istituzioni con cui aveva a che fare quotidianamente nelle varie sedi di cooperazione internazionale, era tutta roba andata, vecchia di secoli rispetto a quella popolazione giovane di cui non sappiamo nulla e che e` la maggioranza schiacciante del Medio oriente contemporaneo.

L`Europa che ha chiuso gli occhi di fronte al cambiamento, intanto demografico, del mondo arabo, continuando a trattare la Regione con i vecchi schemi coloniali, ha smaccatamente perso la battaglia, se non la guerra.

Molte delle certezze occidentali a riguardo sono state spazzate da questo tumuoltuoso inizio di 2011, che non solo sta buttando giu i vecchi regimi arabi ma anche una certa abitudine tutta nostra a trattare con la Regione con un velato senso di superiorita`. L`incapacita` – e forse la non volonta`- di capire il mondo arabo, drammaticamente segnata dall`11 settembre 2001, ha culminato, soltanto 10 anni dopo, con il rovesciamento degli schemi di questo fantastico incasinato 2011.

Un equilibrio si e` rotto, per sempre. Da oggi, 2011, il vecchio continente e` sempre piu` vecchio. Lo so ancora di piu` ora che guardo negli occhi Zein, 15 anni, parlata araba inframmezzata da linguaggio internettaro in perfetto inglese, diviso fra giocare al Wii, guardare Doctor House e le soap opera siriane, che parla di politica e dice la sua sull`America e sulla Libia, perfettamente a suo agio fra le vecchie strade scassate degli slum e i caffe` neo-chic spuntati a funghi. E online, naturalmente.

questo super 8 l`ho girato a Tripoli in una gita di mille anni fa..grazie a keydoppler per averlo postato e a lor.esp per averlo linkato

Damascus` sit-in for Libya/A significant picture of Italy abroad

No comment.

Had somebody told me that one day I would have walked out in the streets of an Arab country to join a sit-in in solidarity of people that are suffering in another Arab country and I would have seen, first thing, such a sign hold by an unknown protester, I woudn`t have believed this.

“Mo`amar (Gheddafi) go to Italy”, it said..and then added: “they are booking for an ugly model”.

Once upon a time Italy was about history, beauty, culture, art, nice food, beautiful landscapes, great football players (and, yes, colonialism..not a soft one, as Italians believe..an harsh one, on Libya, too).

Now there is a guy in Damascus -and he`s not alone- who thinks that Italy and Libya`s regimes are the same.

Today in Damascus I was screaming and protesting in solidarity of Libyan people and for the crime this crazy guy is committing. But I`m also screaming and protesting over my own country, back to the other side of Mediterranean, where not enough people are screaming and protesting for the crime being committed. And this makes them -us- guilty.

Please, Italy, forget about our Prime minister`s bedtime affairs and do stay focused on what`s happening in Libya which concerns us so much more.

If there is a good reason to have this crazy Berlusconi`s government fall, it`s not Ruby or any other teenagers stuff, but it`s its unbelievable behavior vis-a-vis Libya and its people.

Gheddafi`s speech with an umbrella..

After having been waiting for hours tonight in order to follow live the announced Gheddafi`s speech on Libya State TV ..and after having been exposed to this kind of folklore coming from the Libyan gov. channel

… I finally got the following from the “leader”:

not sure how I should interpret his 15 secs TV show holding an umbrella and blaming on media lies  (Al Jazeera)…maybe a coded message?

I just dont know if I should cry or laugh for such stupidity and nonsense while so many people are dying..

 

Andare in piazza..facciamolo almeno per la Libia

Su twitter stasera si e` diffusa la notizia che Martedi 22 Febbraio ci sara` una manifestazione di solidarieta per il popolo libico, contro le violenze perpetrate da Gheddafi, alle 18.30 a Piazza del Pantheon in Roma.

Penso che, aldila` di chi abbia indetto questa manifestazione, sia sacrosanto far sentire la propria voce di indignazione contro quello che sta succedendo e che ci tocca da vicinissimo. Non per la becera questione dell` immigrazione a frotte che temiamo, ne` del petrolio da cui dipendiamo, ma perche` a questo popolo abbiamo  gia fatto una violenza, nel secolo scorso, occupando la Libia e schiavizzando la sua gente, deportandola nei campi di concentramento delle isole Tremiti. Piu` volte sono state chieste le nostre scuse, da vari politici e governi…

Ma siamo noi Italiani che dobbiamo chiederle, al popolo libico, e niente di meglio di quest`occasione per farci sentire, per denunciare la violenza in corso attualmente in Libia.

Piazza del Pantheon, Roma, ore 18.30 22 febbraio 2011.

 

A (surreal) virtual tour of Arab satellite TV channels during the “revolution” days..

Let me guide you on a quick virtual tour  through some Arab satellite TV channels tonight, while protests are escalating in Yemen, Libya and Bahrain and people being injured and even killed by army or thugs.

Let`s start from Libyan state TV. At the same time when videos like this one (“Protesters in Libya shot and killed by Gheddafi thugs”) are being circulated through social networks and many active Libyan tweeps like @ShababLibya are spreading real time news of  protesters being killed,  state TV was broadcasting patriotic folk songs in honour of the “leader” Gheddafi (malik al-muluk, “the king of the kings”). After the folk show was over, a mass demonstration was broadcast immediately. Not the same one we were informed about through Twitter or the Guardian or  BBC though: a very different one, populated by Gheddafi`s pictures and overcrowded by supporters of the regime.

Using the power of my remote control, I`ve jumped to Yemen state TV. This was much more interesting and engaging than hearing folk patriotic songs! Yemen Tv was broadcasting a Japanese TV anime dubbed in classical Arabic. Not even Russian film director and theorist Ejzenstein could have been so clever to alternate this gentle Japanese TV manga with Al Jazeera Arabic`s images from the Yemeni capital Sana featuring one of the opposition leaders and showing huge anti-regime mass protests. I love Japanese TV cartoons, but I have to admit I was a bit shocked by the courage shown by the Yemeni broadcasters to calm down its viewers with a Japanese-classical Arabic dubbed TV “placebo “.

Finally I`ve jumped into the more realistic TV images of this night spent watching the incredible TV offer of more than 500 Arabic satellite channels. Saudi state TV was broadcasting Tash ma tash, the controversial Saudi musalsal which in the past has dealt  with “hot potatoes” like religious diversity in the Kingdom, women`s and human rights, religious extremism.

Finally, a glimpse of reality-TV in this surreal performance of Arab TV channels during day #feb17 of “revolution”!

A new (Maghreb) female touch in Berlusconi`s Nessma TV

Mamnou` al-rijal (Forbidden to men) is a fascinating title for a new TV show. Especially if it`s for a women`s programme.

Fashion, beauty, glamour, interior design, jewellery, “cool” housekeeping: these are the issues that the new and modern North African woman should take care of, according to Tunis-based Nessma TV who launched the show on Dec, 14.A short promo is available on the channel home page, featuring the charming host Kaoutar Boudarajja dressed in a sexy outfit and promoting the show with a mix of North African Arabic and French.

Kaoutar will be not alone in hosting the first show ever which addresses to “the world of contemporary Maghreb women” as Nessma TV director Nabil Karoui has declared. She will be joined by other four anchorwomen from Morocco, Tunisia and Algeria “who will invite in each episode art and media celebrities to discuss questions of particular interest and concern to women of the Maghreb”.

Karoui has stressed the fact that Mamnou` al-rijal will “focus on the rosy and positive side of Maghreb women, because the street is full of negative aspects”

Not going so far in time, in August 2009, that`s exactly what Silvio Berlusconi, Italian Prime Minister and one of the owner of Nessma TV, had declared during his exclusive interview with the station in the occasion of its launch. A “moderate” TV station, appealing to the “Greater Maghreb” with light entertainment, lifestyle programmes, talk shows. Berlusconi invented Italian commercial TV in late 70s winning over an audiences once “under exclusive public TV monopoly” , so he knows very well what he is talking about. One of the host of the exclusive interview at the time asked him if “Nessma TV can change Maghreb just as you changed Italy”. Well, after slightly more than one year of broadcast I can`t say if Maghreb has been changed by Nessma, but certainly  Nessma has been stick to its original mission.

The style of its programmes, the language it is using (a “chic” mixture of French and North African Arabic), the faces who have become its testimonials -like Kaoutar herself who is also hosting the shows Ness Nessma and the Maghreb version of  Berlusconi`s Canale 5″Non solo moda“- are all working towards this idea of globalised, trendy and consuming-friendly “moderated” audience.

It is very hard to say that this is just television, at least when the partners involved in the business are people like Berlusconi, Franco-Tunisian media mogul Tarek Ben Ammar and (indirectly) Lybian leader Qaddafi – his controlled company Lafitrade got a share in Ben Ammar`s Quinta Communication since June 2009– .

The story is worthy to follow. Especially since it seems that next year Lybia will have a more tangible presence on Nessma TV screens -and notably on Mamnou` al-rijal which should be starting reaching out to Lybian women more directly- . According to Lybian journalist Reem Kadouri, Nessma TV seems to enjoy high viewership in the country so far.

Fra Berlusconi e Repubblica sto con il The Guardian

La stampa italiana -quella”vera”: Repubblica, il Corriere– si è finalmente svegliata sulle “connection” Berlusconi-Gheddafi e oggi entrambi i giornali dedicano ampio spazio all’argomento, partendo dalla famosa intervista di Berlusconi alla “sua” Nessma TV, intervista che è rimasta nel dimenticatoio per ben due settimane.

Occupandomi di media arabi ed essendo una persona che segue attentamente gli sviluppi dei social media, ho potuto guardare quell‘intervista, come ho scritto grazie a @rafik, collega tunisino di Twitter, lo scorso 28 agosto. Ho postato  in inglese, dato che questo blog è innanzitutto uno spazio di riflessione sui media arabi, e non sulle questioni italiane. Sono un’analista di media arabi, non di politica italiana.

Eppure, in quanto cittadina italiana che ha a cuore quello che succede in questo paese, ho creduto opportuno avvisare i colleghi di Repubblica -citati proprio quel giorno in tribunale da Berlusconi per le famose “10 domande”– della suddetta intervista e dei pericolosi legami di “esportazione del conflitto di interessi” che faceva presagire. Ho avvisato via email molti redattori del giornale, la direzione, e anche la redazione del sito web Repubblica.it, segnalando la suddetta intervista, chiedendo di pubblicarla e di portarla all’attenzione del pubblico italiano. Ho creduto opportuno inoltre postare un’ulteriore analisi, in italiano stavolta, che mettesse in luce il triangolo Berlusconi-Ben Ammar-Gheddafi, rispolverando la notizia riportata lo scorso giugno dal Sole24ore sull’ingresso della società Lafitrade vicina al leader libico nel capitale della Quinta Communications di Ben Ammar (e Berlusconi).

Sul Manifesto dello scorso 30 agosto, in occasione della visita di Berlusconi in Libia, è stata ripubblicata la gran parte di questo post a pagina 3.

Intanto, contemporaneamente, il blogger Daniele Sensi aveva  tradotto l’intervista di Nessma in italiano, postandola su You Tube e dandone ampia diffusione, con vari post, anche lui a partire dal 28 agosto.

Alla faccia di tutto questo, Repubblica, il Corriere e persino Beppe Grillo, ripubblicano giorni dopo la notizia senza mai citare nessuna di queste precedenti analisi, e ignorando scandalosamente persino il suddetto articolo del 30 agosto su il Manifesto (persino i “colleghi” de l’Unita pubblicano la notizia il 31 agosto, un giorno dopo il Manifesto, senza mai citarlo). Republica, il Corriere,  Grillo pubblicano persino il video tradotto da Sensi, senza mai citarne il nome. Per fortuna che lui che conosce bene il comportamento “corretto” dei nostri media nei confronti dei blogger, aveva provveduto saggiamente a mettere un banner sul video con il nome del suo sito.

Il 4 settembre John Hooper, corrispondente del The Guardian, pubblica un ampio servizio dal titolo “The Qaddafi-Berlusconi connection” portando all’attenzione le ambiguità di un Berlusconi in affari privati con Gheddafi e allo stesso tempo in affari pubblici: la pericolosa, appunto, esportazione del conflitto di interessi. E aggiunge:

“What is as striking as anything about all this is the role played – or rather, not played – by the Italian media. In all the thousands of words I have read and heard since June about the dealings between the Berlusconi and Gaddafi governments, I had not read even one that called attention to this new link between the two leaders. My attention was drawn to it by a reader. Libya’s entry into Quinta, which I suspect would have been front-page news in any other European country, was reported briefly by a couple of dailies, but in their financial section. Neither piece made any allusion to the link to Nessma”.

Traduco: “Ciò che è scioccante quanto tutto il resto in questa faccenda è il ruolo giocato -o meglio, non giocato- dai media italiani. Nelle migliaia di parole che ho letto e sentito da giugno sugli accordi fra i governi di Berlusconi e Gheddafi, non ne ho letto nemmeno una che portasse l’attenzione su questo nuovo legame fra i due leader. Me ne sono accorto grazie a un lettore. L’entrata della Libia in Quinta, che sospetto sarebbe stata notizia di prima pagina in qualsiasi altro paese europeo, è stata riportata brevemente da un paio di quotidiani, ma nella loro sezione finanziaria. Nessun articolo ha fatto alcuna allusione al legame con Nessma“.

Grazie a John Hooper, e al suo attento lettore che forse è un lettore dei blog, o un frequentatore dei social network, il The Guardian ha scritto quello che era dovere dei nostri quotidiani scrivere. Eppure Repubblica ha avuto anch’essa la segnalazione da un lettore su questi bui legami -almeno uno di questi lettori sono io, e sospetto chissà quanti altri segnaleranno cose importanti che cadono nei dimenticatoi dei nostri media, così troppo presi -da destra e da sinistra- da gossip, mutande, escort, e si risvegliano dai loro sogni da reality soltanto quando arrivano fonti autorevoli come un quotidiano inglese a esortarli sulle cose veramente importanti che succedono nel loro stesso paese…

Il lettore in Italia non conta niente. Tantomeno conta il blogger. Lo dimostra la mia storia, quella di Daniele Sensi, e di tanti altri blogger che scrivono per amor di verità, per passione politica, e che non si meritano nemmeno una riga -una riga, signori!in tanta carta e inchiostro, cos’è una riga una di grazie!?- per il lavoro di documentazione che fanno.

Persino Beppe Grillo, il blogger italiano più famoso nel mondo, non si prende la briga di fare quello che persino un adolescente riuscirebbe a fare, ricercare su Internet una notizia, la sua fonte -anzi le sue fonti visto che di tante voci la Rete parla- andare indietro nel tempo, trovare connessioni. Grillo scrive il 3 settembre come se nulla fosse esistito prima!

Questa storia porta ad una serie di amare conclusioni. Intanto, che la stampa italiana mainstream non riesce a riconoscere la valenza di una notizia, se a segnalargliela non è un giornale straniero. I giornalisti pagati per fare inchieste non si sa cosa facciano nel nostro paese, se si aspetta la segnalazione di un lettore a un giornale straniero per arrivare a riconoscere l’importanza di qualcosa.

Poi, che la stampa di minoranza non conta niente: talmente zero che il Manifesto, pur essenso un quotidiano nazionale, viene ignorato apertamente, come se quella notizia il 30 agosto non l’avesse mai data. E persino quando il Sole24ore porta alla luce la notizia dell’ingresso della Libia in Quinta Communications, la cosa rimane relegata alle notizie finanziarie. Come dire, ogni giornale faccia il suo lavoro e il Sole faccia pure notizie finanziarie, il Manifesto tiri su polveroni terzomondisti, tanto alla stampa mainstream non interessa.

Con i blogger i nostri media mainstream sono anche più sfacciati che con i colleghi della stampa “di settore”. I blogger non meritano nemmeno di essere citati, ci si puo appropriare del loro lavoro di documentazione e traduzione ma attribuirgli un nome, un volto, una firma, quello proprio no. Alla faccia della proprietà intellettuale, dell’etica professionale, etc etc etc

Come si fa in questo paese ad essere presi sul serio quando si parla di giornalismo? e quando nei salotti bene dei nostri media mainstream si interloquisce sulla rete, i social media, Twitter, come si fa ad essere credibili se non si è pronti ad attribuirgli dei meriti, ma solo a rapinarli?

Su Internet vige un rispetto e un’etica di citazione che i nostri media se lo sognano. E comportamenti come quello di Repubblica e di tutti gli altri colleghi si pagano a caro prezzo, quello della reputazione.

Noi continueremo a documentarci, a tradurre, a scrivere per amore di verità.  E lo faremo con correttezza ed etica, le uniche cose che finora ci hanno ripagato, le uniche cose che servirebbero a questo paese e che non abbiamo, a sinistra e a destra.

Se l’atteggiamento dei nostri media non cambia, quello dei nostri giornalisti non cambia, come possiamo pensare che cambi il nostro paese? e non è solo Berlusconi che cita i giornali e chiude le trasmissioni il problema.

Il problema siete anche voi che usate la stessa sonante moneta di gossip e sciacallaggio, il problema è chi non indaga su quello su cui dovrebbe indagare, ma alza carrozzoni e polveroni mediatici e si è scordato cos’è l’etica, l’indagine giornalistica, il diritto di citazione, la correttezza professionale e, soprattutto, la sua reputazione che, benedetto Internet, per fortuna è sotto gli occhi di tutti.

Penso che sia meglio continuare ad occuparsi di media arabi e scrivere in inglese. La prossima segnalazione sui fatti di casa nostra la faccio direttamente al The Guardian e al signor John Hooper che, thanks God, sente il dovere di citare quel suo lettore anonimo..

Un calcio al cerchio e uno a..Gheddafi

Tanto per chiudere il cerchio con quanto analizzato nel post dello scorso 29 agosto,  arriva oggi la notizia che il premier stia pensando di vendere il Milan, e pare che sul piatto il primo acquirente possa essere proprio Gheddafi, almeno a quanto riporta Repubblica oggi.

Il cerchio di interessi pubblico-privato, modello usato con successo in Italia, si chiuderebbe quindi anche nei paesi arabi, dando un colpo (di pallone) alla botte dalle uova d’oro libiche. Per ora sono solo supposizioni, ma visto che con Quinta Communications già abbiamo assistito a una storia simile…

Italia,Tunisia, Libia: le ultime domande

Devo ringraziare @rafik, amico tunisino di Twitter, per avermi distolto dall’abbuffata televisiva di soap opera arabe e fatto notare la più bella messa in scena di questa stagione 2009. “Ehi, c’è Berlusconi, il vostro Presidente, sulla tv tunisina!”. Ah, si?! Domenica scorsa, a fare gli auguri agli arabi per l’inizio del mese sacro di Ramadan, c’era il nostro Presidente in persona. Anzi, in realtà gli auguri erano tutti per il lancio della “sua” tivvù, Nessma, sede in Tunisia: “Una televisione che nasce è sempre un miracolo. Nell’epoca moderna niente può influenzare la gente come la televisione..la stampa è ben lontana dal farlo”, dice Berlusconi tutto fiero, in francese (il video integrale dell’intervista, durata 40 minuti, è visibile online all’indirizzo http://www.nessma.tv/ness_nessma_replay.php?ep=20&open=0).

La settimana scorsa Berlusconi è volato in Tunisia per incontrare il Presidente Ben Ali e visitare il set dove è stato ricostruito il villaggio siciliano di “Baaria”, il film di Tornatore che aprirà la Mostra del Cinema di Venezia e che il premier ha prodotto insieme al magnate tunisino Tarek Ben Ammar. Berlusconi è legato a Ben Ammar da lunga data: “Ci conosciamo da 25 anni, abbiamo in comune una lunga amicizia e la passione per “l’altra metà del cielo”, le donne”, scherza il premier sugli schermi della “sua” Nessma TV. Nessma TV è infatti l’ultimo affare che il premier ha messo in piedi con il magnate tunisino, già tramite fra Berlusconi e il Principe saudita Al Waleed Bin Talal –che acquistò nel 1995 una partecipazione in Mediaset, abbandonata nel 2003- e suo ex rappresentante all’interno del cda della rete. Ben Ammar controlla inoltre il 51% di D-free, il bouquet digitale terrestre che ospita anche reti Mediaset –a suo tempo acquistò le frequenze di Sportitalia, amministrato da Angelo Codignoni, ex direttore generale della berlusconiana ‘la Cinq‘ ed ex segretario generale di Forza Italia-.

Ma il piatto forte dell’amicizia ventennale fra Berlusconi e Ben Ammar è la Quinta Communications, creata nel 1990 dall’incontro fra i due –come celebra il sito www.quintaindustries.com -. Il gruppo Quinta, presieduto da Ben Ammar stesso, “propone un’offerta audiovisiva verticale che va dagli studios alla postproduzione passando per la produzione e la distribuzione”. Quinta ha coprodotto con la Lux Vide di Bernabei serie televisive importanti come La Bibbia o Gesù di Nazareth, e opere cinematografiche insieme a Dino de Laurentis.

Insomma, un cerchio che unisce da sempre Italia e Tunisia, ma che oggi si completa con la Libia. Il blog del vicedirettore del settimanale Famiglia Cristiana, Fulvio Scaglione, riporta che “Gheddafi ha speso 19 milioni di euro per sottoscrivere, in occasione di un aumento di capitale, 258,433 azioni di Quinta Communications e ottenere così una quota del 10% della società”. Del resto, la notizia è pubblicata anche dal Sole24ore del 29 giugno scorso: “la libica Lafitrade è entrata nel capitale di Quinta Communications, società francese di produzione cinematografica di Tarek Ben Ammar, di cui è socio di rilievo anche il gruppo Fininvest (..). L’entrata dei libici è avvenuta il mese scorso tramite un aumento di capitale, come riporta il verbale del cda di Quinta Communications del 26 maggio”.

Torniamo alla performance berlusconiana di inizio Ramadan su Nessma TV. Il conduttore dello show, Fawez Ben Tmessek, ricorda alla platea araba che Berlusconi è il primo leader europeo a chiedere ufficialmente scusa per il colonialismo, cosa che Inghilterra o Francia non hanno mai fatto. Berlusconi precisa: “non ho presentato scuse, ho chiesto scusa davanti al Parlamento libico per la sottomissione di un popolo libero, cosa che non si deve accettare né ripetere”. Lo studio ricorda che i libici erano tutti in lacrime di fronte a queste parole, e applaude a non finire.

Non è difficile fare il collegamento successivo: Berlusconi vola a Tripoli  il 30 agosto per l’anniversario del trattato Italia-Libia e la posa della prima pietra dell’autostrada del “risarcimento”. Dopo l’iftar del Ramadan tornerà a casa, per evitare un’ambigua presenza il 1 settembre, giorno delle celebrazioni della rivoluzione di Gheddafi, celebrazioni alle quali tutti i capi di stato e governo europei hanno declinato la partecipazione.

Nei suoi piani per il Nord Africa –strategico per troppi motivi: sicurezza, immigrazione, gas, petrolio, etc- Berlusconi ha adesso anche la sua tribuna mediatica, dalla quale proverà ad ammaliare i maghrebini (un bacino potenziale di 90milioni di spettatori, più 6 milioni in Francia e 2 in Italia) così come ha fatto con noi italiani. E non importa che Nessma sia stata un affare in perdita –esisteva sui satelliti arabi dal 2007, controllata dal gruppo tunisino dei fratelli Karaoui– e che Berlusconi e Ben Ammar abbiano annunciato a Cannes 2008 il loro aumento di capitale per arrivare al totale del 50% e dare ossigeno alla rete (informazioni contenute nello stesso sito di Ben Ammar, http://www.tarakbenammar.com/fr/actualites#3).

Berlusconi sa bene che, seppur in perdita, la televisione è un investimento sul futuro.

“Crede che Nessma TV riuscirà a cambiare il Maghreb così come lei ha cambiato l’Italia?”, gli chiede candido il conduttore. Il progetto della rete è un “mondo arabo moderato”, aggiunge.

Ben Ammar sul suo sito lo chiama il Grande Maghreb tollerante”. A questo punto sarebbe il caso di far partire le domande: di quale tolleranza parla, signor Presidente? Di quella della Tunisia di Ben Ali, un “vero democratico”, come lo chiama lei davanti a tutti gli arabi? Una Tunisia che è fanalino di coda delle libertà d’espressione, che –tanto per citare solo l’ultima- riportata da Reporters Sans Frontiers lo scorso 7 agosto- ha ingaggiato una battaglia durissima contro Al Jazeera, chiudendo l’ufficio di Tunisi e impedendo al suo corrispondente Lotfi Haji di incontrare gli attivisti dei diritti umani, tagliandogli la connessione Internet a casa, etc etc. Ma la lista è lunga, purtroppo.

In Italia le cose sono diverse, piuttosto si portano i giornali in tribunale, come succede a Repubblica per le sue dieci domande. Il punto, cari colleghi di Repubblica che giustamente insistete su questa battaglia, non sono tanto le Noemi Letizia, la D’Addario, i presunti festini: le domande da fare al nostro premier sarebbero altre.

Per esempio si potrebbe chiedergli, dopo aver ascoltato la sua intervista su Nessma TV, di spiegare la frase: “il governo italiano dà a chi perde il suo lavoro l’80% del suo salario, più tutto ciò che serve per evitare che una famiglia non entri nella miseria”, pronunciata in risposta al conduttore che gli domanda delle misure anti-crisi finanziaria in Italia. Si potrebbe chiedergli che vuol dire: “Dobbiamo condannare le organizzazioni criminali che si approfittano della gente (..) e incoraggiare il desiderio di trovare migliori opportunità all’interno della legalità”, a proposito dell’immigrazione, mentre tace tutte le ultime sparate dei suoi alleati di governo sulle badanti “immigrate privilegiate”, sul reato di clandestinità, sui cpt dove si internano non le organizzazioni criminali, come le chiama il Presidente, ma gli individui. E poi, ancora: signor Berlusconi, come spiega lo stigma messo per anni su Gheddafi quando tutta la sinistra chiedeva a gran voce di fare le scuse alla Libia per le colpe del colonialismo e il presidente libico invece era solo un “dittatore”, mentre oggi è amico, alleato e socio in affari? Ed è possibile insistere, così candidamente, alla luce del sole, sulla commistione di interessi, pubblico-privato, governo e compagnie private, un modello che adesso si esporta pure all’estero?

Arriva sempre il momento di una domanda finale, quella da “un milione di dollari”, e quella di Nessma TV è spiazzante: “Perché..perchè..perchè…ha venduto Kakà?!”.

“Perché, abbiamo venduto Kakà!?” risponde Berlusconi candido. Temo che con lo stesso candore risponderebbe a tutte le altre, di domande finali.