Italia,Tunisia, Libia: le ultime domande

Devo ringraziare @rafik, amico tunisino di Twitter, per avermi distolto dall’abbuffata televisiva di soap opera arabe e fatto notare la più bella messa in scena di questa stagione 2009. “Ehi, c’è Berlusconi, il vostro Presidente, sulla tv tunisina!”. Ah, si?! Domenica scorsa, a fare gli auguri agli arabi per l’inizio del mese sacro di Ramadan, c’era il nostro Presidente in persona. Anzi, in realtà gli auguri erano tutti per il lancio della “sua” tivvù, Nessma, sede in Tunisia: “Una televisione che nasce è sempre un miracolo. Nell’epoca moderna niente può influenzare la gente come la televisione..la stampa è ben lontana dal farlo”, dice Berlusconi tutto fiero, in francese (il video integrale dell’intervista, durata 40 minuti, è visibile online all’indirizzo http://www.nessma.tv/ness_nessma_replay.php?ep=20&open=0).

La settimana scorsa Berlusconi è volato in Tunisia per incontrare il Presidente Ben Ali e visitare il set dove è stato ricostruito il villaggio siciliano di “Baaria”, il film di Tornatore che aprirà la Mostra del Cinema di Venezia e che il premier ha prodotto insieme al magnate tunisino Tarek Ben Ammar. Berlusconi è legato a Ben Ammar da lunga data: “Ci conosciamo da 25 anni, abbiamo in comune una lunga amicizia e la passione per “l’altra metà del cielo”, le donne”, scherza il premier sugli schermi della “sua” Nessma TV. Nessma TV è infatti l’ultimo affare che il premier ha messo in piedi con il magnate tunisino, già tramite fra Berlusconi e il Principe saudita Al Waleed Bin Talal –che acquistò nel 1995 una partecipazione in Mediaset, abbandonata nel 2003- e suo ex rappresentante all’interno del cda della rete. Ben Ammar controlla inoltre il 51% di D-free, il bouquet digitale terrestre che ospita anche reti Mediaset –a suo tempo acquistò le frequenze di Sportitalia, amministrato da Angelo Codignoni, ex direttore generale della berlusconiana ‘la Cinq‘ ed ex segretario generale di Forza Italia-.

Ma il piatto forte dell’amicizia ventennale fra Berlusconi e Ben Ammar è la Quinta Communications, creata nel 1990 dall’incontro fra i due –come celebra il sito www.quintaindustries.com -. Il gruppo Quinta, presieduto da Ben Ammar stesso, “propone un’offerta audiovisiva verticale che va dagli studios alla postproduzione passando per la produzione e la distribuzione”. Quinta ha coprodotto con la Lux Vide di Bernabei serie televisive importanti come La Bibbia o Gesù di Nazareth, e opere cinematografiche insieme a Dino de Laurentis.

Insomma, un cerchio che unisce da sempre Italia e Tunisia, ma che oggi si completa con la Libia. Il blog del vicedirettore del settimanale Famiglia Cristiana, Fulvio Scaglione, riporta che “Gheddafi ha speso 19 milioni di euro per sottoscrivere, in occasione di un aumento di capitale, 258,433 azioni di Quinta Communications e ottenere così una quota del 10% della società”. Del resto, la notizia è pubblicata anche dal Sole24ore del 29 giugno scorso: “la libica Lafitrade è entrata nel capitale di Quinta Communications, società francese di produzione cinematografica di Tarek Ben Ammar, di cui è socio di rilievo anche il gruppo Fininvest (..). L’entrata dei libici è avvenuta il mese scorso tramite un aumento di capitale, come riporta il verbale del cda di Quinta Communications del 26 maggio”.

Torniamo alla performance berlusconiana di inizio Ramadan su Nessma TV. Il conduttore dello show, Fawez Ben Tmessek, ricorda alla platea araba che Berlusconi è il primo leader europeo a chiedere ufficialmente scusa per il colonialismo, cosa che Inghilterra o Francia non hanno mai fatto. Berlusconi precisa: “non ho presentato scuse, ho chiesto scusa davanti al Parlamento libico per la sottomissione di un popolo libero, cosa che non si deve accettare né ripetere”. Lo studio ricorda che i libici erano tutti in lacrime di fronte a queste parole, e applaude a non finire.

Non è difficile fare il collegamento successivo: Berlusconi vola a Tripoli  il 30 agosto per l’anniversario del trattato Italia-Libia e la posa della prima pietra dell’autostrada del “risarcimento”. Dopo l’iftar del Ramadan tornerà a casa, per evitare un’ambigua presenza il 1 settembre, giorno delle celebrazioni della rivoluzione di Gheddafi, celebrazioni alle quali tutti i capi di stato e governo europei hanno declinato la partecipazione.

Nei suoi piani per il Nord Africa –strategico per troppi motivi: sicurezza, immigrazione, gas, petrolio, etc- Berlusconi ha adesso anche la sua tribuna mediatica, dalla quale proverà ad ammaliare i maghrebini (un bacino potenziale di 90milioni di spettatori, più 6 milioni in Francia e 2 in Italia) così come ha fatto con noi italiani. E non importa che Nessma sia stata un affare in perdita –esisteva sui satelliti arabi dal 2007, controllata dal gruppo tunisino dei fratelli Karaoui– e che Berlusconi e Ben Ammar abbiano annunciato a Cannes 2008 il loro aumento di capitale per arrivare al totale del 50% e dare ossigeno alla rete (informazioni contenute nello stesso sito di Ben Ammar, http://www.tarakbenammar.com/fr/actualites#3).

Berlusconi sa bene che, seppur in perdita, la televisione è un investimento sul futuro.

“Crede che Nessma TV riuscirà a cambiare il Maghreb così come lei ha cambiato l’Italia?”, gli chiede candido il conduttore. Il progetto della rete è un “mondo arabo moderato”, aggiunge.

Ben Ammar sul suo sito lo chiama il Grande Maghreb tollerante”. A questo punto sarebbe il caso di far partire le domande: di quale tolleranza parla, signor Presidente? Di quella della Tunisia di Ben Ali, un “vero democratico”, come lo chiama lei davanti a tutti gli arabi? Una Tunisia che è fanalino di coda delle libertà d’espressione, che –tanto per citare solo l’ultima- riportata da Reporters Sans Frontiers lo scorso 7 agosto- ha ingaggiato una battaglia durissima contro Al Jazeera, chiudendo l’ufficio di Tunisi e impedendo al suo corrispondente Lotfi Haji di incontrare gli attivisti dei diritti umani, tagliandogli la connessione Internet a casa, etc etc. Ma la lista è lunga, purtroppo.

In Italia le cose sono diverse, piuttosto si portano i giornali in tribunale, come succede a Repubblica per le sue dieci domande. Il punto, cari colleghi di Repubblica che giustamente insistete su questa battaglia, non sono tanto le Noemi Letizia, la D’Addario, i presunti festini: le domande da fare al nostro premier sarebbero altre.

Per esempio si potrebbe chiedergli, dopo aver ascoltato la sua intervista su Nessma TV, di spiegare la frase: “il governo italiano dà a chi perde il suo lavoro l’80% del suo salario, più tutto ciò che serve per evitare che una famiglia non entri nella miseria”, pronunciata in risposta al conduttore che gli domanda delle misure anti-crisi finanziaria in Italia. Si potrebbe chiedergli che vuol dire: “Dobbiamo condannare le organizzazioni criminali che si approfittano della gente (..) e incoraggiare il desiderio di trovare migliori opportunità all’interno della legalità”, a proposito dell’immigrazione, mentre tace tutte le ultime sparate dei suoi alleati di governo sulle badanti “immigrate privilegiate”, sul reato di clandestinità, sui cpt dove si internano non le organizzazioni criminali, come le chiama il Presidente, ma gli individui. E poi, ancora: signor Berlusconi, come spiega lo stigma messo per anni su Gheddafi quando tutta la sinistra chiedeva a gran voce di fare le scuse alla Libia per le colpe del colonialismo e il presidente libico invece era solo un “dittatore”, mentre oggi è amico, alleato e socio in affari? Ed è possibile insistere, così candidamente, alla luce del sole, sulla commistione di interessi, pubblico-privato, governo e compagnie private, un modello che adesso si esporta pure all’estero?

Arriva sempre il momento di una domanda finale, quella da “un milione di dollari”, e quella di Nessma TV è spiazzante: “Perché..perchè..perchè…ha venduto Kakà?!”.

“Perché, abbiamo venduto Kakà!?” risponde Berlusconi candido. Temo che con lo stesso candore risponderebbe a tutte le altre, di domande finali.

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