Fra Berlusconi e Repubblica sto con il The Guardian

La stampa italiana -quella”vera”: Repubblica, il Corriere– si è finalmente svegliata sulle “connection” Berlusconi-Gheddafi e oggi entrambi i giornali dedicano ampio spazio all’argomento, partendo dalla famosa intervista di Berlusconi alla “sua” Nessma TV, intervista che è rimasta nel dimenticatoio per ben due settimane.

Occupandomi di media arabi ed essendo una persona che segue attentamente gli sviluppi dei social media, ho potuto guardare quell‘intervista, come ho scritto grazie a @rafik, collega tunisino di Twitter, lo scorso 28 agosto. Ho postato  in inglese, dato che questo blog è innanzitutto uno spazio di riflessione sui media arabi, e non sulle questioni italiane. Sono un’analista di media arabi, non di politica italiana.

Eppure, in quanto cittadina italiana che ha a cuore quello che succede in questo paese, ho creduto opportuno avvisare i colleghi di Repubblica -citati proprio quel giorno in tribunale da Berlusconi per le famose “10 domande”– della suddetta intervista e dei pericolosi legami di “esportazione del conflitto di interessi” che faceva presagire. Ho avvisato via email molti redattori del giornale, la direzione, e anche la redazione del sito web Repubblica.it, segnalando la suddetta intervista, chiedendo di pubblicarla e di portarla all’attenzione del pubblico italiano. Ho creduto opportuno inoltre postare un’ulteriore analisi, in italiano stavolta, che mettesse in luce il triangolo Berlusconi-Ben Ammar-Gheddafi, rispolverando la notizia riportata lo scorso giugno dal Sole24ore sull’ingresso della società Lafitrade vicina al leader libico nel capitale della Quinta Communications di Ben Ammar (e Berlusconi).

Sul Manifesto dello scorso 30 agosto, in occasione della visita di Berlusconi in Libia, è stata ripubblicata la gran parte di questo post a pagina 3.

Intanto, contemporaneamente, il blogger Daniele Sensi aveva  tradotto l’intervista di Nessma in italiano, postandola su You Tube e dandone ampia diffusione, con vari post, anche lui a partire dal 28 agosto.

Alla faccia di tutto questo, Repubblica, il Corriere e persino Beppe Grillo, ripubblicano giorni dopo la notizia senza mai citare nessuna di queste precedenti analisi, e ignorando scandalosamente persino il suddetto articolo del 30 agosto su il Manifesto (persino i “colleghi” de l’Unita pubblicano la notizia il 31 agosto, un giorno dopo il Manifesto, senza mai citarlo). Republica, il Corriere,  Grillo pubblicano persino il video tradotto da Sensi, senza mai citarne il nome. Per fortuna che lui che conosce bene il comportamento “corretto” dei nostri media nei confronti dei blogger, aveva provveduto saggiamente a mettere un banner sul video con il nome del suo sito.

Il 4 settembre John Hooper, corrispondente del The Guardian, pubblica un ampio servizio dal titolo “The Qaddafi-Berlusconi connection” portando all’attenzione le ambiguità di un Berlusconi in affari privati con Gheddafi e allo stesso tempo in affari pubblici: la pericolosa, appunto, esportazione del conflitto di interessi. E aggiunge:

“What is as striking as anything about all this is the role played – or rather, not played – by the Italian media. In all the thousands of words I have read and heard since June about the dealings between the Berlusconi and Gaddafi governments, I had not read even one that called attention to this new link between the two leaders. My attention was drawn to it by a reader. Libya’s entry into Quinta, which I suspect would have been front-page news in any other European country, was reported briefly by a couple of dailies, but in their financial section. Neither piece made any allusion to the link to Nessma”.

Traduco: “Ciò che è scioccante quanto tutto il resto in questa faccenda è il ruolo giocato -o meglio, non giocato- dai media italiani. Nelle migliaia di parole che ho letto e sentito da giugno sugli accordi fra i governi di Berlusconi e Gheddafi, non ne ho letto nemmeno una che portasse l’attenzione su questo nuovo legame fra i due leader. Me ne sono accorto grazie a un lettore. L’entrata della Libia in Quinta, che sospetto sarebbe stata notizia di prima pagina in qualsiasi altro paese europeo, è stata riportata brevemente da un paio di quotidiani, ma nella loro sezione finanziaria. Nessun articolo ha fatto alcuna allusione al legame con Nessma“.

Grazie a John Hooper, e al suo attento lettore che forse è un lettore dei blog, o un frequentatore dei social network, il The Guardian ha scritto quello che era dovere dei nostri quotidiani scrivere. Eppure Repubblica ha avuto anch’essa la segnalazione da un lettore su questi bui legami -almeno uno di questi lettori sono io, e sospetto chissà quanti altri segnaleranno cose importanti che cadono nei dimenticatoi dei nostri media, così troppo presi -da destra e da sinistra- da gossip, mutande, escort, e si risvegliano dai loro sogni da reality soltanto quando arrivano fonti autorevoli come un quotidiano inglese a esortarli sulle cose veramente importanti che succedono nel loro stesso paese…

Il lettore in Italia non conta niente. Tantomeno conta il blogger. Lo dimostra la mia storia, quella di Daniele Sensi, e di tanti altri blogger che scrivono per amor di verità, per passione politica, e che non si meritano nemmeno una riga -una riga, signori!in tanta carta e inchiostro, cos’è una riga una di grazie!?- per il lavoro di documentazione che fanno.

Persino Beppe Grillo, il blogger italiano più famoso nel mondo, non si prende la briga di fare quello che persino un adolescente riuscirebbe a fare, ricercare su Internet una notizia, la sua fonte -anzi le sue fonti visto che di tante voci la Rete parla- andare indietro nel tempo, trovare connessioni. Grillo scrive il 3 settembre come se nulla fosse esistito prima!

Questa storia porta ad una serie di amare conclusioni. Intanto, che la stampa italiana mainstream non riesce a riconoscere la valenza di una notizia, se a segnalargliela non è un giornale straniero. I giornalisti pagati per fare inchieste non si sa cosa facciano nel nostro paese, se si aspetta la segnalazione di un lettore a un giornale straniero per arrivare a riconoscere l’importanza di qualcosa.

Poi, che la stampa di minoranza non conta niente: talmente zero che il Manifesto, pur essenso un quotidiano nazionale, viene ignorato apertamente, come se quella notizia il 30 agosto non l’avesse mai data. E persino quando il Sole24ore porta alla luce la notizia dell’ingresso della Libia in Quinta Communications, la cosa rimane relegata alle notizie finanziarie. Come dire, ogni giornale faccia il suo lavoro e il Sole faccia pure notizie finanziarie, il Manifesto tiri su polveroni terzomondisti, tanto alla stampa mainstream non interessa.

Con i blogger i nostri media mainstream sono anche più sfacciati che con i colleghi della stampa “di settore”. I blogger non meritano nemmeno di essere citati, ci si puo appropriare del loro lavoro di documentazione e traduzione ma attribuirgli un nome, un volto, una firma, quello proprio no. Alla faccia della proprietà intellettuale, dell’etica professionale, etc etc etc

Come si fa in questo paese ad essere presi sul serio quando si parla di giornalismo? e quando nei salotti bene dei nostri media mainstream si interloquisce sulla rete, i social media, Twitter, come si fa ad essere credibili se non si è pronti ad attribuirgli dei meriti, ma solo a rapinarli?

Su Internet vige un rispetto e un’etica di citazione che i nostri media se lo sognano. E comportamenti come quello di Repubblica e di tutti gli altri colleghi si pagano a caro prezzo, quello della reputazione.

Noi continueremo a documentarci, a tradurre, a scrivere per amore di verità.  E lo faremo con correttezza ed etica, le uniche cose che finora ci hanno ripagato, le uniche cose che servirebbero a questo paese e che non abbiamo, a sinistra e a destra.

Se l’atteggiamento dei nostri media non cambia, quello dei nostri giornalisti non cambia, come possiamo pensare che cambi il nostro paese? e non è solo Berlusconi che cita i giornali e chiude le trasmissioni il problema.

Il problema siete anche voi che usate la stessa sonante moneta di gossip e sciacallaggio, il problema è chi non indaga su quello su cui dovrebbe indagare, ma alza carrozzoni e polveroni mediatici e si è scordato cos’è l’etica, l’indagine giornalistica, il diritto di citazione, la correttezza professionale e, soprattutto, la sua reputazione che, benedetto Internet, per fortuna è sotto gli occhi di tutti.

Penso che sia meglio continuare ad occuparsi di media arabi e scrivere in inglese. La prossima segnalazione sui fatti di casa nostra la faccio direttamente al The Guardian e al signor John Hooper che, thanks God, sente il dovere di citare quel suo lettore anonimo..

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Un calcio al cerchio e uno a..Gheddafi

Tanto per chiudere il cerchio con quanto analizzato nel post dello scorso 29 agosto,  arriva oggi la notizia che il premier stia pensando di vendere il Milan, e pare che sul piatto il primo acquirente possa essere proprio Gheddafi, almeno a quanto riporta Repubblica oggi.

Il cerchio di interessi pubblico-privato, modello usato con successo in Italia, si chiuderebbe quindi anche nei paesi arabi, dando un colpo (di pallone) alla botte dalle uova d’oro libiche. Per ora sono solo supposizioni, ma visto che con Quinta Communications già abbiamo assistito a una storia simile…

Italia,Tunisia, Libia: le ultime domande

Devo ringraziare @rafik, amico tunisino di Twitter, per avermi distolto dall’abbuffata televisiva di soap opera arabe e fatto notare la più bella messa in scena di questa stagione 2009. “Ehi, c’è Berlusconi, il vostro Presidente, sulla tv tunisina!”. Ah, si?! Domenica scorsa, a fare gli auguri agli arabi per l’inizio del mese sacro di Ramadan, c’era il nostro Presidente in persona. Anzi, in realtà gli auguri erano tutti per il lancio della “sua” tivvù, Nessma, sede in Tunisia: “Una televisione che nasce è sempre un miracolo. Nell’epoca moderna niente può influenzare la gente come la televisione..la stampa è ben lontana dal farlo”, dice Berlusconi tutto fiero, in francese (il video integrale dell’intervista, durata 40 minuti, è visibile online all’indirizzo http://www.nessma.tv/ness_nessma_replay.php?ep=20&open=0).

La settimana scorsa Berlusconi è volato in Tunisia per incontrare il Presidente Ben Ali e visitare il set dove è stato ricostruito il villaggio siciliano di “Baaria”, il film di Tornatore che aprirà la Mostra del Cinema di Venezia e che il premier ha prodotto insieme al magnate tunisino Tarek Ben Ammar. Berlusconi è legato a Ben Ammar da lunga data: “Ci conosciamo da 25 anni, abbiamo in comune una lunga amicizia e la passione per “l’altra metà del cielo”, le donne”, scherza il premier sugli schermi della “sua” Nessma TV. Nessma TV è infatti l’ultimo affare che il premier ha messo in piedi con il magnate tunisino, già tramite fra Berlusconi e il Principe saudita Al Waleed Bin Talal –che acquistò nel 1995 una partecipazione in Mediaset, abbandonata nel 2003- e suo ex rappresentante all’interno del cda della rete. Ben Ammar controlla inoltre il 51% di D-free, il bouquet digitale terrestre che ospita anche reti Mediaset –a suo tempo acquistò le frequenze di Sportitalia, amministrato da Angelo Codignoni, ex direttore generale della berlusconiana ‘la Cinq‘ ed ex segretario generale di Forza Italia-.

Ma il piatto forte dell’amicizia ventennale fra Berlusconi e Ben Ammar è la Quinta Communications, creata nel 1990 dall’incontro fra i due –come celebra il sito www.quintaindustries.com -. Il gruppo Quinta, presieduto da Ben Ammar stesso, “propone un’offerta audiovisiva verticale che va dagli studios alla postproduzione passando per la produzione e la distribuzione”. Quinta ha coprodotto con la Lux Vide di Bernabei serie televisive importanti come La Bibbia o Gesù di Nazareth, e opere cinematografiche insieme a Dino de Laurentis.

Insomma, un cerchio che unisce da sempre Italia e Tunisia, ma che oggi si completa con la Libia. Il blog del vicedirettore del settimanale Famiglia Cristiana, Fulvio Scaglione, riporta che “Gheddafi ha speso 19 milioni di euro per sottoscrivere, in occasione di un aumento di capitale, 258,433 azioni di Quinta Communications e ottenere così una quota del 10% della società”. Del resto, la notizia è pubblicata anche dal Sole24ore del 29 giugno scorso: “la libica Lafitrade è entrata nel capitale di Quinta Communications, società francese di produzione cinematografica di Tarek Ben Ammar, di cui è socio di rilievo anche il gruppo Fininvest (..). L’entrata dei libici è avvenuta il mese scorso tramite un aumento di capitale, come riporta il verbale del cda di Quinta Communications del 26 maggio”.

Torniamo alla performance berlusconiana di inizio Ramadan su Nessma TV. Il conduttore dello show, Fawez Ben Tmessek, ricorda alla platea araba che Berlusconi è il primo leader europeo a chiedere ufficialmente scusa per il colonialismo, cosa che Inghilterra o Francia non hanno mai fatto. Berlusconi precisa: “non ho presentato scuse, ho chiesto scusa davanti al Parlamento libico per la sottomissione di un popolo libero, cosa che non si deve accettare né ripetere”. Lo studio ricorda che i libici erano tutti in lacrime di fronte a queste parole, e applaude a non finire.

Non è difficile fare il collegamento successivo: Berlusconi vola a Tripoli  il 30 agosto per l’anniversario del trattato Italia-Libia e la posa della prima pietra dell’autostrada del “risarcimento”. Dopo l’iftar del Ramadan tornerà a casa, per evitare un’ambigua presenza il 1 settembre, giorno delle celebrazioni della rivoluzione di Gheddafi, celebrazioni alle quali tutti i capi di stato e governo europei hanno declinato la partecipazione.

Nei suoi piani per il Nord Africa –strategico per troppi motivi: sicurezza, immigrazione, gas, petrolio, etc- Berlusconi ha adesso anche la sua tribuna mediatica, dalla quale proverà ad ammaliare i maghrebini (un bacino potenziale di 90milioni di spettatori, più 6 milioni in Francia e 2 in Italia) così come ha fatto con noi italiani. E non importa che Nessma sia stata un affare in perdita –esisteva sui satelliti arabi dal 2007, controllata dal gruppo tunisino dei fratelli Karaoui– e che Berlusconi e Ben Ammar abbiano annunciato a Cannes 2008 il loro aumento di capitale per arrivare al totale del 50% e dare ossigeno alla rete (informazioni contenute nello stesso sito di Ben Ammar, http://www.tarakbenammar.com/fr/actualites#3).

Berlusconi sa bene che, seppur in perdita, la televisione è un investimento sul futuro.

“Crede che Nessma TV riuscirà a cambiare il Maghreb così come lei ha cambiato l’Italia?”, gli chiede candido il conduttore. Il progetto della rete è un “mondo arabo moderato”, aggiunge.

Ben Ammar sul suo sito lo chiama il Grande Maghreb tollerante”. A questo punto sarebbe il caso di far partire le domande: di quale tolleranza parla, signor Presidente? Di quella della Tunisia di Ben Ali, un “vero democratico”, come lo chiama lei davanti a tutti gli arabi? Una Tunisia che è fanalino di coda delle libertà d’espressione, che –tanto per citare solo l’ultima- riportata da Reporters Sans Frontiers lo scorso 7 agosto- ha ingaggiato una battaglia durissima contro Al Jazeera, chiudendo l’ufficio di Tunisi e impedendo al suo corrispondente Lotfi Haji di incontrare gli attivisti dei diritti umani, tagliandogli la connessione Internet a casa, etc etc. Ma la lista è lunga, purtroppo.

In Italia le cose sono diverse, piuttosto si portano i giornali in tribunale, come succede a Repubblica per le sue dieci domande. Il punto, cari colleghi di Repubblica che giustamente insistete su questa battaglia, non sono tanto le Noemi Letizia, la D’Addario, i presunti festini: le domande da fare al nostro premier sarebbero altre.

Per esempio si potrebbe chiedergli, dopo aver ascoltato la sua intervista su Nessma TV, di spiegare la frase: “il governo italiano dà a chi perde il suo lavoro l’80% del suo salario, più tutto ciò che serve per evitare che una famiglia non entri nella miseria”, pronunciata in risposta al conduttore che gli domanda delle misure anti-crisi finanziaria in Italia. Si potrebbe chiedergli che vuol dire: “Dobbiamo condannare le organizzazioni criminali che si approfittano della gente (..) e incoraggiare il desiderio di trovare migliori opportunità all’interno della legalità”, a proposito dell’immigrazione, mentre tace tutte le ultime sparate dei suoi alleati di governo sulle badanti “immigrate privilegiate”, sul reato di clandestinità, sui cpt dove si internano non le organizzazioni criminali, come le chiama il Presidente, ma gli individui. E poi, ancora: signor Berlusconi, come spiega lo stigma messo per anni su Gheddafi quando tutta la sinistra chiedeva a gran voce di fare le scuse alla Libia per le colpe del colonialismo e il presidente libico invece era solo un “dittatore”, mentre oggi è amico, alleato e socio in affari? Ed è possibile insistere, così candidamente, alla luce del sole, sulla commistione di interessi, pubblico-privato, governo e compagnie private, un modello che adesso si esporta pure all’estero?

Arriva sempre il momento di una domanda finale, quella da “un milione di dollari”, e quella di Nessma TV è spiazzante: “Perché..perchè..perchè…ha venduto Kakà?!”.

“Perché, abbiamo venduto Kakà!?” risponde Berlusconi candido. Temo che con lo stesso candore risponderebbe a tutte le altre, di domande finali.