La sicurezza e il Teatro Valle in (un sogno di) una notte di mezz’estate…

In genere su questo blog parlo di mondo arabo, di media e Internet, e soprattutto in inglese.

Ma sento doveroso oggi parlare di Italia, di Roma, di occupazioni e beni comuni, e in italiano.

Dall’estate del 2011, poco dopo essere rientrata dai miei anni siriani, ho scoperto un gioiello al centro della mia città: il Teatro Valle, che era diventato dal giugno di quell’anno Teatro Valle Occupato grazie all’iniziativa di lavoratori dello spettacolo e attivisti. Sono stata immediatamente colpita da quell’energia, dalla forza di questa occupazione “atipica”: un teatro storico, al centro di Roma, in un quartiere ormai diventato parco giochi per ricchi e turisti..

Ho passato tutto il tempo che potevo, fra i miei viaggi mediorientali, a parlare con gli “occupanti”, ho scritto su di loro un paio di articoli qui e qui per Al Jazeera English, ho frequentato gli spettacoli, i workshop, i commons caffè, e ho avuto anche la fortuna di poter realizzare dei laboratori e degli eventi al Valle Occupato.

Ho visto centinaia di occupazioni in America, da Occupy Wall Street a Occupy DC, in altri paesi europei. Niente mi è sembrato così vitale e innovativo come il Valle Occupato, nel suo tentativo di trasformare un’occupazione di un luogo fisico nell’occupazione di luoghi molteplici della creatività, nella sperimentazione di linguaggi e forme di partecipazione, nello studio di letterature finora poco esplorate in Italia come tutta la tradizione giuridica dei Commons.

In questi giorni il Comune di Roma, risvegliatosi dal suo torpore, anche grazie alle sollecitazioni degli “occupanti” -che hanno dato vita a un’esperimento inedito in Italia e forse nel mondo, trasformare un’occupazione in una Fondazione con 5600 soci e un capitale raccolto tramite donazioni spontanee per un totale di oltre 150.000 euro – i quali chiedono una legittimazione di quest’esperienza e un nuovo modo, partecipato, di gestire la programmazione culturale in città, ha dato l’ultimatum. Entro il 31 luglio gli “occupanti” se ne devono andare, il teatro ha bisogno di lavori urgenti e restando lo metterebbero in pericolo.

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Il Teatro Valle ieri durante l’assemblea generale, foto ValleOccupato

Quello che mi disturba in questa faccenda non è tanto la scusa banale dei lavori – parlare di lavori urgenti in estate inoltrata in una città come Roma dove la metro C langue da anni, e il Teatro India pure , è di un’amarezza paradossale – ma il fatto che mettendo la discussione su questo piano si instaura un dialogo sbilanciato, che non riconosce tre anni di esperienze innovative e non dà alcun credito a quei 5600 soci, ai premi internazionali, agli articoli, alle petizioni, al sostegno del quartiere. Si dice agli “occupanti”, come se fossero dei “regazzini”: mo ve dovete leva’ de mezzo. Si sposta il dibattito sulla questione dello spazio fisico, e gli argomenti pro e contro vengono formulati sul grande parametro della “sicurezza”, il grande abbaglio della sinistra italiana postveltroniana. Perciò, gli “occupanti” se non escono mettono in pericolo, mettono a repentaglio la sicurezza. E tutta l’esperienza di questi anni viene ridotta a una mera questione di lavori di ristrutturazione.

Gli “occupanti” non hanno chiuso le porte al dialogo, anzi hanno dato disponibilità ad andarsene, con una serie di condizioni, nella “notte dei desideri”, il 10 agosto prossimo. Ieri un’assemblea gremita di gente in un caldo pomeriggio agostano ha consigliato agli occupanti di resistere, di non mollare, con varie argomentazioni.

Personalmente, la mia é che una trattativa va fatta fra pari, le parti devono riconoscersi pari dignità, il che vuol dire che il Comune deve riconoscere al Teatro Valle di non essere più un’occupazione ma una Fondazione. La Fondazione Valle Bene Comune, che il prefetto non riconosce per un cavillo giuridico legato alla sede legale della stessa, deve essere riconosciuta in sede politica adesso, urgentemente, e prima che si parli di qualsiasi appuntamento per la ristrutturazione del teatro.

E se la politica non vuole riconoscere un movimento di cittadinanza, se la politica si ostina a porre la questione in termini di “sicurezza”, allora io penso che si debba anche prendere la responsabilità dello sgombero violento, al centro di Roma. Il Comune faccia vedere che usa le maniere forti, invece di nascondersi dietro alla scusa della “sicurezza”. Si prenda la responsabilità di sgomberare un’esperienza cittadina riconosciuta, ammirata, premiata, che ha offerto laboratori, spettacoli, formazione, per tre anni di seguito senza mai chiudere.

L’assessore alla cultura non twitterà allora una cosa come quella di qualche giorno fa:

Quello che speravo: ! La nostra proposta fa voltare pagina

Il Comune spera di uscirne con le mani e la faccia pulita, pubblicamente. Come un mediatore che propone un’opportunità agli “occupanti”, una via d’uscita dignitosa.

Invece, si prenda le responsabilità di uno sgombero brutto e cattivo, se è questo che vuole, senza tweet concilianti.

Oppure apra una trattativa vera, fra pari, con un calendario serio di lavori, per tappe, per appuntamenti, con una commissione di garanti del processo, super partes. Non questo ridicolo tour de force agostano, non con l’argomento dei lavori di ristrutturazione.

Questa città e le sue energie creative si meritano tanto, ma tanto di più.

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Creative Revolutions! al Valle domenica 27 Novembre

CREATIVE REVOLUTIONS! sulle primavere arabe –

Domenica 27 h.21

Creative Revolutions!
user-generated videos da Tunisia, Egitto, Giordania, Siria, Libia, Yemen

Il Valle Occupato dopo aver ospitato un workshop sul funzionamento dei principali social network per produrre e scambiare informazioni, costruire reti di persone e organizzare azioni sul territorio, ospita una serata dedicata alle rivolte arabe per mostrare come si sono diffuse le informazioni e quanto la creatività abbia contribuito al coinvolgimento delle masse divendo un’arma che opera sull’immaginario, l’arte e la cultura.

Creative Revolutions e` una finestra sulla creativita` web emersa dalle primavere arabe. Cartoni animati, video musicali, telegiornali satirici, soap opera, tutto in pillole create da giovani egiziani, tunisini, giordani, siriani, e diffuse viralmente attraverso i social network. Creative Revolutions e` uno sguardo su una nuova generazione araba, quella che in questo 2011 e` scesa in piazza e ha preso in mano il suo futuro. Si e` ripresa anche la sua creatività, armata di telecamerine, cellulare, e computer, cominciando a raccontare la “sua” storia. Creative Revolutions e ` un breve spaccato di questa storia e di questa creatività che si rifanno giorno per giorno, nelle piazze arabe e in quelle del web.

MODERANO
Donatella Della Ratta (www.mediaoriente.com) e Hossein Taheri

INTERVENGONO
Mohamed Tailamoun (sociologo di origine libica)
Armada Bizerta (Rap Tunisino)
Altri Arabi (Editrice il Sirente)
Lilia Zaouali e Simone Santi, fra gli autori di “Non ho più paura. Tunisi. Diario di una rivoluzione” (Edizioni Gremese)

Maria Strova- Martinica Ferrara, danzatrice

#15 ott: dimenticare i 500 e concentrarsi sui 495.500

Il #15ott e` andato e quello che sembra restare e` una polemica infinita sulle violenze di uno sparuto gruppo di persone, per i quali si e` dovuta riesumare la vecchia definizione di “black bloc” gia` in voga all`epoca di Genova 2001.

Alle persone e ai media italiani impegnati oggi a discutere l`uso della violenza che ha devastato Roma e la sconfitta del movimento degli “indignados” che ieri avrebbe dovuto fare il suo debutto in Italia vorrei ricordare un paio di concetti importanti.

Uno: ieri ci sono state manifestazioni in tutta Europa e in tutto il mondo, tutte generate dal “movimento” dal basso “occupy”, quello che cerca di riprendersi citta` e istituzioni schiacchiate dalla dittatura capricciosa della finanza globale e da stati inermi e soggiogati. Mi risulta che in nessun posto ci fossero 500.000 persone, come si sono viste a Roma. Perche` non proviamo a parlare di quei 495.500, invece di parlare di quei 500 che si sono dati da fare a devastare la citta? Perche` dobbiamo sempre sminuirci, quando quella di ieri a Roma e` stata una sfilata di forze nuove in campo, 495.500 persone scese in piazza senza un`organizzazione, senza un partito, ma con una causa comune? Roma e` stata la citta che ha registrato piu presenze, e questo non si puo perdere nel chiacchiericcio mediatico del post manifestazione, preso dall`orrore perbenista per le devastazioni di ieri. L`argomento principale non e` e non deve essere quei 500. L`argomento principale sono i 495.500 scesi in piazza ieri, senza partiti e senza organizzazione…

Due: ..e senza servizi d`ordine. Chi e` un “habitue” delle manifestazioni, sa che scendere in piazza con l`allora fu Rifondazione comunista o con il PD o con i Cobas o qualsiasi realta organizzata significa anche garantire un certo tipo di ordine dentro al corteo. Il partito o il sindacato ha il suo servizio d`ordine, organizzato, e ha molte piu probabilita di individuare ed isolare persone intenzionate a creare caos e violenza. Ma in una manifestazione come quella di ieri, dal basso per l`appunto, i servizi d`ordine organizzati erano pochissimi, come scarse le aderenze ufficiali di partiti, sindacati, e realta “istituzionali”. Gli “indignados” e quelli degli “occupy” movements sono realta dal basso, decentrate, “disorganizzate”. Una lettura intelligente del movimento da parte delle forze dell`ordine responsabili di tenere, appunto, l`ordine, avrebbe dovuto capire questo, e regolarsi di conseguenza. I 500 invece, organizzatissimi, lo sapevano benissimo e hanno giocato su questo. La loro tattica e` appunto disperdersi fra queste persone per usarle da scudo e fare guerriglia urbana. Possibile che le forze dell`ordine non lo sapessero? possibile che non l`avessero previsto? perche` dovrebbe essere colpa dei 495.500, che pure hanno fatto di tutto, come anche documentato da alcuni giornali, per isolare i 500?

il carro del teatro Valle occupato -cinema Palazzo occupato

Tre: ignorare il fatto che in Italia la protesta “indignados” e “occupy” non fosse anche una protesta direttamente rivolta contro il governo Berlusconi e` da ingenui. Questo va assolutamente preso in considerazione. Quella di ieri, quella dei 495.500, e` una protesta contro la finanza globale e il governo Berlusconi e la sua corruzione, e le sue ingiustizie..non e` una protesta qualunquista di 500 che mettono a ferro e fuoco la citta..non dimentichiamolo

scontri a San Giovanni

Quattro: Non dimentichiamo che le richieste di queste 495.500 persone -come di tutte le altre riunite a manifestare in Europa e nel mondo, come di quelli che ancora non sono scesi ma dalle loro case si rodono dentro per le ingiustizie e i soprusi di questo sistema globale- sono richieste legittime. Il dibattito del post #15ott deve essere concentrato su questo e non sui 500. Sara` anche compito degli indignados -o non so come vogliamo chiamare questi 495.500 che ieri erano in piazza- costruire il dissenso giorno per giorno , e non lasciare che la loro marcia di ieri sia offuscata da quei 500 e che tutto cada nel dimenticatoio. La marcia pacifica di ieri e` soltanto un passaggio di un processo iniziato gia da mesi -per esempio con le numerose occupazioni che ci sono in giro in tutta Italia, la piu significativa quella del teatro Valle a Roma- e continua oggi e la prossima settimana. Non saranno certo i 500 di ieri ad arrestarlo.

In Italia c`e molta piu gente di quanto noi stessi pensiamo che capisce e condivide le ragioni di questo movimento.

Ieri, quando sono andata in Piazza San Giovanni per dare una mano, insieme ad altri volontari, ai ragazzi dell`Ama che stavano pulendo il delirio creato dalla violenza dei 500, sono rimasta sorpresa quando, cercando di scusarmi con questi lavoratori che devono passare la notte a ripulire il “post-dissenso”, mi hanno detto:

“siamo contro la violenza, e quello che e` successo ad opera di pochi e` sbagliato. Ma la manifestazione e` giusta, le richieste sono giuste e sacrosante, e noi siamo d`accordo”.

Nessun risentimento nelle loro parole. Se quei 495.500 non sono il capro espiatorio di lavoratori che sono costretti tutta la notte a ripulire dall`incivilta`, perche` dovrebbero esserlo per i media o per altri cittadini?

Penso che dovremmo prendere tutti ad esempio l`umilta e l`apertura di queste persone e andare avanti, nel modo corretto, anche per loro.

con i volontari e i ragazzi dell`Ama a ripulire San Giovanni