Aaron Swartz domani al Teatro Valle Occupato

Nel 2008, Aaron Swartz scriveva il Guerrilla Open Access Manifesto, proprio qui, nel nostro paese:

L’informazione è potere. Ma come con ogni tipo di potere, ci sono quelli che se ne vogliono impadronire. L’intero patrimonio scientifico e culturale, pubblicato nel corso dei secoli in libri e riviste, è sempre più digitalizzato e tenuto sotto chiave da una manciata di società private. Vuoi leggere le riviste che ospitano i più famosi risultati scientifici? Dovrai pagare enormi somme ad editori come Reed Elsevier.

C’è chi lotta per cambiare tutto questo. Il movimento Open Access ha combattuto valorosamente perché gli scienziati non cedano i loro diritti d’autore e che invece il loro lavoro sia pubblicato su Internet, a condizioni che consentano l’accesso a tutti. Ma anche nella migliore delle ipotesi, il loro lavoro varrà solo per le cose pubblicate in futuro. Tutto ciò che è stato pubblicato fino ad oggi sarà perduto.

Questo è un prezzo troppo alto da pagare. Forzare i ricercatori a pagare per leggere il lavoro dei loro colleghi? Scansionare intere biblioteche, ma consentire solo alla gente che lavora per Google di leggerne i libri? Fornire articoli scientifici alle università d’élite del Primo Mondo, ma non ai bambini del Sud del Mondo? Tutto ciò è oltraggioso ed inaccettabile.

“Sono d’accordo,” dicono in molti, “ma cosa possiamo fare? Le società detengono i diritti d’autore, guadagnano enormi somme di denaro facendo pagare l’accesso, ed è tutto perfettamente legale — non c’è niente che possiamo fare per fermarli”. Ma qualcosa che possiamo fare c’è, qualcosa che è già stato fatto: possiamo contrattaccare.

Tutti voi, che avete accesso a queste risorse, studenti, bibliotecari o scienziati, avete ricevuto un privilegio: potete nutrirvi al banchetto della conoscenza mentre il resto del mondo rimane chiuso fuori. Ma non dovete — anzi, moralmente, non potete — conservare questo privilegio solo per voi, avete il dovere di condividerlo con il mondo. Avete il dovere di scambiare le password con i colleghi e scaricare gli articoli per gli amici.

Tutti voi che siete stati chiusi fuori non starete a guardare, nel frattempo. Vi intrufulerete attraverso i buchi, scavalcherete le recinzioni, e libererete le informazioni che gli editori hanno chiuso e le condividerete con i vostri amici.

Ma tutte queste azioni sono condotte nella clandestinità oscura e nascosta. Sono chiamate “furto” o “pirateria”, come se condividere conoscenza fosse l’equivalente morale di saccheggiare una nave ed assassinarne l’equipaggio, ma condividere non è immorale — è un imperativo morale. Solo chi fosse accecato dall’avidità rifiuterebbe di concedere una copia ad un amico.

E le grandi multinazionali, ovviamente, sono accecate dall’avidità. Le stesse leggi a cui sono sottoposte richiedono che siano accecate dall’avidità — se così non fosse i loro azionisti si rivolterebbero. E i politici, corrotti dalle grandi aziende, le supportano approvando leggi che danno loro il potere esclusivo di decidere chi può fare copie.

Non c’è giustizia nel rispettare leggi ingiuste. È tempo di uscire allo scoperto e, nella grande tradizione della disobbedienza civile, dichiarare la nostra opposizione a questo furto privato della cultura pubblica.

Dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che è fuori dal diritto d’autore e caricarlo su Internet Archive. Dobbiamo acquistare banche dati segrete e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle sulle reti di condivisione. Dobbiamo lottare per la Guerrilla Open Access.

Se in tutto il mondo saremo in numero sufficiente, non solo manderemo un forte messaggio contro la privatizzazione della conoscenza, ma la renderemo un ricordo del passato.

Vuoi essere dei nostri?

Luglio 2008, Eremo, Italia

(tradotto in italiano da Silvia Franchini, Marco Solieri, elle di ci, Andrea Raimondi, Luca Corsato)

 

Domani al Teatro Valle Occupato, nell`ambito dei Commons Cafe`, parliamo , insieme a Juan Carlos de Martin del Centro Nexa su Internet e Societa, del Guerrilla Open Access Manifesto, della tragica morte di Aaron e delle domande che ha sollevato in tutto il mondo che riguardano l`accesso al sapere e il diritto alla condivisione della cultura prodotta con fondi pubblici.

“E` giusto tenere sotto chiave e distribuire a pagamento la conoscenza scientifica frutto della ricerca universitaria pubblica? Chi veramente guadagna dalle piattaforme a pagamento come JSTOR, gli autori o gli editori?

Come disseminare la conoscenza online? Come garantire il diritto all`accesso al sapere e alla sua condivisione, allo stesso tempo salvaguardando gli autori? Come puo la ricerca scientifica sopravvivere, se viene distribuita gratuitamente online?
Si possono cambiare, oggi, leggi sulla circolazione e la distribuzione del sapere che appaiono obsolete nel mondo digitale? Esistono nuovi modelli di finanziamento della conoscenza, che rendano competitiva l`universita nel mondo digitale senza bloccare l`accesso pubblico al sapere?”

 

 

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Syria Deeply, an open-licensed news aggregator about Syria

For those who think that news reports on Syria lack context and historical background, Syria Deeply might be the solution. It is an amazingly well-done news aggregator, a great combination betwee journalism and technology. And it is also open-licensed., using the most flexible Creative Commons license, CC BY. 

Read my post on Creative Commons blog:

 

Syria Deeply: CC-Licensed News Aggregator

Donatella Della Ratta, December 21st, 2012

In January 2009, Al Jazeera launched a pioneering initiative: the first news repository licensed under a Creative Commons Attribution license. At the time, restrictions imposed by the Israeli military in Gaza prevented international news outlets from reaching the Strip and reporting from within. Al Jazeera, which had the advantage of being the only news outlet with a correspondent on the ground, came up with a creative solution by making its exclusive footage available to be used, remixed, translated and re-broadcasted by everybody, including competitors.

Three years later, a similar situation is happening with Syria. Shortage of news is dramatic and reports from within the country are rare and often require that journalists’ lives are put at risk in order to gather information. This is why it is key to have initiatives such as Syria Deeply, a news aggregator launched two weeks ago by a team of journalists and technologists headed by seasoned reporter Lara Setrakian.

Syria Deeply is a news platform that aims to redesign the user experience of the Syria story, for greater understanding and engagement around a complex global issue.‬ The platform is part news aggregator, part interactive backgrounder, part original reporting and feature stories. And the great news is that the content on the site is entirely CC BY–licensed, in order to encourage sharing and viral distribution.

This is a major step in crisis reporting and will allow a wider audience to become more aware of the dramatic situation in Syria, fostering a better understanding of a complex issue by adding context and historical information to the headlines.

“I believe technology is the key to getting more and better news to a broader audience,” says Setrakian. Open licensing can support this process and spread more and better understanding on Syria-related issues.

YL Social Media Cafe tomorrow at Zico House, Beirut

“Switching from the culture of consumption to the culture of creation. Can Arabs do it?”.

This is the question I’ll try to address in my talk at the YL Social Media Cafe tomorrow 6th of March in Beirut.

And this is one of the gorgeous pics that my  Lebanese friend artist Maya Zankoul has been so kind to design for my presentation (I’m really flattered!). Maya is one of the most promising young Lebanese artists and she also publishes under Creative Commons. People like her make me thinking that yes, of course, that “switching from the culture of consmption to the culture of creation” is possible.

For those of you who are in beautiful Beirut tomorrow, please join us at Zico House in Hamra starting from 4pm.

The YL Social Media Cafe programme is here:  http://ylsmc.wordpress.com/ and on Facebook.

Thanks to Hiba and her team for inviting me to such an interesting event I’m looking forward to it!

ps. Maya’s illustration is under CC BY license. Pls read the terms of use and don’t trick!!!

The Arab social web and Creative Commons at Picnic Festival in Amsterdam

I’m heading to Amsterdam to Picnic Festival (23-25 sept) which I am sure will be a lot of fun.

Tomorrow I’ll moderate the session which has this charming title of “The Arab social web” and will feature  Moeed Ahmad, the Head of New Media at Al Jazeera channel, and Mohamed Najem, co-founder of Social Media Exchange, a very interesting Lebanese ngo focused on social media and development who took part at Sharek961 the social monitoring process for Lebanese elections. There’s currently a lot of interest on this “social web” topic and how it is developing in the Arab world. And it will be very interesting to see how it will be perceived not only by the web 2.0 fans gathering at Picnic from all over the world, but also by the Dutchs, who are currently living a very “troubled”  relation with the Arab-Muslim world (see also the recent episode of Dutchs prosecuting Arabs over Holocaust cartoon).

On thursday 24th we are going to have a Creative Commons special workshop focused on how to share and remix audiovisual contents. Moeed is going also to join and chat about the Al Jazeera Creative Commons repository project launched during the Gaza crisis. Paul Keller, Creative Commons’ public project lead in the Netherlands, is going to coordinate this. Gonna be a lot of fun and interesting insights!

The first Muslim virtual world to be launched soon

Avatars will wear hijab and go to prayer rooms five times a day. And even if there will be a proper currency it won’t surely be used to buy alchool in this new upcoming virtual world designed by the Muxlim.com social network, which already hosts many themed bloggers, forum, polls, an online Tv service plus the Quran in many languages, with the possibility to browse in the surah of the Holy book.

The new virtual world, named Muxlim Pal, is reported to be open to everybody, not only to Muslims.  “It’s not a religious platform, but a virtual world which is addressed to religious and not religious people” in the words of Ashar Saeed, the vice-president, who is from Sweden but now based in London, and is a young pioneer in the field of Islamic finance.  And Mohamed El Fatatry, the Ceo and founder, seems to be one of the most successfull in the online Islamic space. He says in his webprofile to have been nicknamed the “Linus Torvalds” of the Muslim world. Maybe also because most of the Muxlim team comes from the homeland of Linux’s father. Most of the Finnish people in the Muxlim staff are working in the web development or graphic side of the web platform, except for the co-founder and board member Pietari Paivanen who is a Finnish.

The composition of the Muxlim team is quite multicultural and the final goal of the platform is to serve  “as a tool to let people explore the Muslim culture“, a lively and immersive tool rather than a static and non-interactive one.

The official launching of Muxlim Pal is scheduled in few weeks but the platform has already attracted a lot of press and media attention.

Next step is to see how the tool will be received in the Arab world and if, being an “halal” space, it can avoid to be censored as many of the social networks and web 2.0. platforms (Skype, You Tube, Facebook, etc) are censored in different Arab countries for many reasons, but first of all for allowing social networking and free speech.